mercoledì 14 ottobre 2015

Consigli per la scrittura di Laura Gay: Lezione #14 - DIALOGHI - IL VERBO DIRE



 

La scorsa settimana Laura Gay ci ha parlato dei dialoghi, oggi approfondisce l'argomento offrendoci alcuni preziosi suggerimenti per evitare le ripetizioni e abusare del verbo "dire". Non perdete questa UTILISSIMA lezione!


   
Lezione 14


Torniamo a parlare di dialoghi. Come si fa a far capire al lettore chi dice cosa? Spesso lo scrittore utilizza il verbo dire e tutte le sue varianti, per specificare chi sta parlando in quel momento. Ma è bene chiedersi: è proprio necessario?

ESEMPIO: – Ti amo – disse lei
                  – Ti amo anch’io – rispose lui.

Se il dialogo è fra due persone, non sarà necessario ripetere ogni volta chi parla. Basterà farlo all’inizio e il semplice fatto di andare a capo, dopo che il personaggio ha parlato, farà capire a chi legge che l’interlocutore è cambiato. Se ci ostinassimo a ripetere in continuazione chi parla otterremmo solo lo scopo di appesantire il testo.
Inoltre, a “lui” e “lei” possiamo sostituire anche i nomi dei personaggi, evitando inutili ripetizioni.
Naturalmente, il verbo dire non è sempre il più indicato. Come detto sopra, è possibile utilizzare alcune varianti, a seconda di ciò che vogliamo comunicare al lettore.

ESEMPI:

affermare, dichiarare, esclamare sottolineano la forza con cui viene pronunciata la frase.
domandare e chiedere chiariscono che quella è una domanda (potrebbe apparire superfluo, data la presenza del punto di domanda, ma in alternativa tali verbi si possono usare per specificare chi parla).
ribadire, ripetere, replicare, concludere, puntualizzare, obiettare, spiegare servono a specificare meglio la natura della frase.
aggiungere, continuare e proseguire si utilizzano quando c’è una pausa nel discorso ed è necessario chiarire chi sta riprendendo a parlare.
Se uno dei personaggi interrompe l’altro si utilizzerà invece il verbo interrompere.

Naturalmente, questi elencati sopra sono solo alcuni esempi. Esiste una marea di sinonimi del verbo “dire”, da poter utilizzare a nostro piacimento. Ma è bene ricordare che più ci si esprime con semplicità, meglio è. Quindi evitiamo di andare a scovare verbi poco usati, di cui il lettore ignora il significato. Non è una gara a chi è più originale.
Inoltre, è bene sapere che il verbo “dire” spesso non ci comunica l’intonazione che viene usata dal personaggio per quella frase, o il suo stato d’animo. Come facciamo, dunque, a trasmettere al lettore questo particolare?
È presto detto: basta aggiungere alcune parole che definiscano meglio il tono di chi sta parlando.

ESEMPIO: – Ti amo – esclamò lei dolcemente.
                  – Ti amo anch’io – rispose lui emozionato. – Non posso vivere senza di te.

In alternativa, si possono usare verbi che definiscano il tono di voce: bisbigliare, gridare, urlare, borbottare, ecc.

Ma la cosa migliore per rendere più avvincenti i dialoghi è quella di utilizzare intere frasi di attribuzione, per far capire meglio al lettore cosa sta succedendo ai nostri personaggi. Al contrario, gli avverbi vanno evitati il più possibile, in quanto appesantiscono il testo.
Teniamo conto, inoltre, che per rendere più fluida la narrazione, è bene inframezzare i dialoghi con le azioni dei personaggi, i loro gesti.

ESEMPIO: Lei si sollevò sulle punte dei piedi per sfiorargli le labbra con un bacio. – Ti amo.
                   – Ti amo anch’io – L’afferrò per la nuca, attirandola a sé. Il bacio divenne più profondo, appassionato. – Non posso vivere senza di te.

I modi di fare sono utilissimi in questi casi perché ci comunicano molto dei nostri personaggi: il loro carattere, la loro gestualità. Non servono solo a farci capire chi parla e come lo fa, ma ci fanno vedere la scena, visto che non possiamo farlo coi nostri occhi.
È bene tenere conto del fatto che il verbo dire e i suoi derivati rallentano molto un testo. Quindi, se stiamo descrivendo una scena d’azione e vogliamo dare ritmo, l’ideale è specificare chi sta parlando all’inizio e poi non ripeterlo più, evitando anche di inframmezzare il dialogo coi gesti di chi parla. In questi casi è utile un dialogo serrato, botta e risposta.

ESEMPIO: Luca sfondò la porta con un calcio. – Seguimi – ordinò al suo compagno.
                   – Cosa hai intenzione di fare?
                   – Lo vedrai.

Al contrario, se la scena è più riflessiva, drammatica o intensa, ci saranno utili delle pause tra un dialogo e l’altro, magari accompagnate dai pensieri e dalle azioni dei personaggi.

ESEMPIO: – Ti amo – Il cuore prese a batterle più forte, lo sentiva tamburellare contro lo sterno. Lisa aveva pensato a lungo se fosse il caso di confessare i propri sentimenti, ma ormai non poteva più evitarlo. Doveva essere sincera. Fino in fondo.
                   Giulio la guardò dritta negli occhi. – Ti amo anch’io – le accarezzò dolcemente una guancia. – Non posso più vivere senza di te.

Anche nel caso in cui un personaggio stia facendo un lungo discorso sarà bene spezzarlo, in modo da non annoiare troppo chi legge. Quindi, sì alle frasi di attribuzione, ai gesti o ai pensieri del suddetto personaggio. Ma attenzione al punto di vista! Possiamo trasmettere pensieri ed emozioni solo del personaggio di cui abbiamo adottato il pdv.
Fin qui è tutto chiaro? Spesso noto che gli esordienti tendono a specificare troppo spesso chi dice cosa, senza utilizzare invece questi piccoli espedienti. Il risultato è un testo troppo pesante da leggere, addirittura noioso. Se siamo in grado di rispecchiare la personalità dei nostri personaggi, nei dialoghi non ci sarà bisogno di aiutare il lettore a capire chi sta parlando, lo capirà da solo, dal suo stile, dalle espressioni che usa e via dicendo.
Un altro errore dei principianti è quello di andare a capo quando usano una frase di attribuzione.

ESEMPIO: – Ti amo.
                 Bisbigliò lei con dolcezza.

Oppure la frase viene spezzata nel punto sbagliato.

ESEMPIO: – Ti amo anch’io. Non potrei vivere – rispose lui. – Senza di te.

A me è capitato di leggere anche testi in cui la frase di attribuzione non corrispondeva al personaggio che poi parlava. In questo modo chi legge non capisce assolutamente nulla e non si fa altro che creare confusione.

ESEMPIO: Giulio guardò Lisa negli occhi. – Ti amo.
                   – Ti amo anch’io. Non potrei vivere senza di te.

In questo esempio sembra che sia Giulio e non Lisa a dire “ti amo” perché è lui che compie l’azione prima del dialogo. Bisogna fare attenzione.

Bene, mi sono dilungata anche troppo. Alla prossima settimana, ragazzi! Non esitate a lasciare un commento, se avete delle domande.



NB.: Se avete delle domande commentate la Lezione e Laura vi darà delucidazioni! 

Lezioni:
Lezione 1: La grammatica
Lezione 2: L'infodump
Lezione 4: Le descrizioni
Lezione 5: Il punto di vista
Lezione 6: Ritmo e velocità
Lezione 8: I personaggi 
Lezione 10: L'arco di trasformazione dei personaggi
Lezione 11: Le cinque fasi di elaborazione del dolore
Lezione 12: I personaggi secondari
Lezione 13: I dialoghi
Lezione 14: DIALOGHI - IL VERBO DIRE
+ a seguire





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3 commenti:

  1. Io non voglio fare nessuna domanda, ma voglio sinceramente ringraziare Laura. I suoi consigli sono speciali, come sempre. Mi piace tantissimo questa rubrica :)

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  2. Ti ringrazio. Sono felice di poter essere d'aiuto a qualcuno.

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