giovedì 22 ottobre 2015

Recensione: "CUORE DI GHIACCIO" di Anne Stuart





Genere: New Adult
Editore: Leggereditore
Pagine: 259
Prezzo Ebook: 4,99€
Uscita: 20 Agosto 2015









Sinossi
La curatrice museale Summer Hawthorne ha sempre considerato la splendida coppa in porcellana azzurra regalatale dalla sua tata giapponese un tesoro dal valore solo sentimentale, finché qualcuno non la rapisce e tenta di ucciderla pur di averla. Per fortuna l’agente Takashi O’Brien è lì per salvarla. O almeno così sembra. In realtà, O’Brien lavora per il Comitato, un’associazione segreta che ha il compito di monitorare gli equilibri mondiali. Il Comitato sa che quella coppa è un reperto dal valore inestimabile e potrebbe innescare una lotta di potere di dimensioni globali. Gli ordini sono chiari: chiunque è sacrificabile, purché la missione venga portata a termine. Il Comitato sa anche che nella memoria di Summer è custodito un ricordo, un segreto che nelle mani sbagliate potrebbe portare la morte di centinaia di persone. A O’Brien non resta che uccidere la donna, in modo che il segreto si estingua con lei. Ma a frapporsi tra lo spietato agente e la sua missione, che si snoda dal Pacifico alle alture del Giappone, giunge un sentimento inaspettato, che porterà O’Brien a usare ogni risorsa pur di proteggere l’unica donna che abbia mai scaldato il suo cuore di ghiaccio. 


Ho chiuso la mia ultima recensione di Anne Stuart scrivendo “So solo che ‘Ghiaccio nero’ mi era piaciuto, ma ‘Freddo come il ghiaccio’ è ancora meglio”. Senza girarci troppo intorno, ‘Cuore di ghiaccio’, numero tre della serie Ice, non mi è piaciuto proprio. Potrebbe essere che la signora Stuart non attraversasse un bel periodo della sua vita, ma sinceramente non saprei cosa dire di buono.
Partiamo dal titolo che, come sempre, nelle traduzioni perde un po’ del valore originale: in inglese è ‘Ice Blue’ e lo ritroviamo anche nel testo ad identificare il particolare colore delle decorazioni dell’urna. In italiano abbiamo ‘Cuore di ghiaccio’ che di per sé già evoca l’immagine del protagonista, uomo bello ma algido che poi alla fine si scioglie al sole del novello amore con la protagonista di turno. Metà trama quindi è già andata.
La copertina originale, come al solito, si attiene al contenuto, bella e colorata; quella italiana ricorda un po’ James Bond un po’ Rita Hayworth ma niente a che fare con un cuore di ghiaccio, con il Giappone o con una setta religiosa. Mi faccio una domanda, quindi, che forse gli addetti al settore troveranno insolita: ma colui/colei che sceglie le cover, legge almeno le sinossi?
Si aggiunga pure il fatto che quando si parla di sette religiose il mio interesse non balza alle stelle anche e questo romanzo sembra una leggera critica (derisione?) a questi gruppi parareligiosi che, in nome di un nuovo battesimo del mondo, sono pronti a raggirare le persone e a causare morte e dolore. E qui mettiamo un punto altrimenti usciamo fuori tema.
La protagonista è Summer, donna di cultura, con un buon lavoro, che ha la sfortuna di possedere qualcosa che i cattivi vogliono. È una donna di polso, sicuramente spaventata per quello che le succede ma anche caparbia, spiritosa e insolente; secondo me sono proprio i tratti principali che l’autrice ha messo in evidenza perché fra tutti quei pazzoidi un pulcino spaventato non avrebbe fatto trama. Fino alla fine ha avuto un suo stile.
Lui è Takashi, serio e freddo killer che sembra stare con una margherita in mano e sfogliarla mentre prende la decisione ‘la uccido, non la uccido, la uccido, non la uccido’. A volte sembra essere una trasfigurazione di Houdini perché sale scale, apre porte ma nessuno sente neanche un minimo spostamento d’aria. Una scena che avrei evitato è quella del primo approccio sensuale tra i due, dove, essendo lui grande conoscitore del piacere sessuale, decide che solo lei deve godere e che lui può aspettare. Come no! Leggete la scena e poi mi fate sapere. E poi, dulcis in fundo, alla fine fa anche la sua scenetta teatrale di dichiarazione d’amore nel climax dell’azione: letta come è inserita nel romanzo fa piangere, e forse se fosse stata descritta ampiamente avrebbe avuto un suo motivo d’essere.
Il finale mi è piaciuto. Sembrava che ci fossero tutti i protagonisti, presenti e passati, sul palcoscenico a salutare il pubblico e sono state gettate pure le basi per un eventuale spin-off che forse un sorriso ce l’avrebbe strappato, mettendo insieme due personaggi un po’ strani, ossia, Reno e Jilly. ‘Blue Ice’ ha vinto un prestigioso premio come riportato nella copertina italiana. Non commento, le mie parole potrebbero essere gelide.




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