mercoledì 28 ottobre 2015

Recensione: "IL MESSAGGIO SEGRETO DELLE FOGLIE" di Scarlett Thomas.




Tre generazioni, due segreti, un unico albero genealogico

Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Editore: Newton Compton Editori
Collana: Narrativa 1049
Pagine: 320
Prezzo: € 4,99
Uscita: 17 settembre 2015







Sinossi:
Zia Oleander è morta, e la sua famiglia allargata la vuole ricordare radunandosi in un giardino per raccontare vecchie storie e rievocare memorie perdute. Oleander ha lasciato ad ognuno di loro un prezioso scrigno con dei semi. Ciascun lascito, però, è accompagnato da un segreto che può far sciogliere i cuori più induriti, ma anche svelare gli scheletri nell’armadio rimasti sepolti per tanti anni… Storia complessa e attualissima sul valore di ciò che rimane dopo la morte e sullo svelamento che ne consegue, Il messaggio segreto delle foglie è senz’altro il romanzo più importante di Scarlett Thomas – un tempo giovane enfant prodige della letteratura inglese, e diventata ormai un vero e proprio classico contemporaneo della scena britannica – e una significativa parabola sul nostro ruolo nella società e sul nostro posto nell’universo.





La storia travagliata di una famiglia complicata che inizia con la morte della prozia Oleander. Tre cugine senza famiglia alle spalle che si confrontano con la vita di ogni giorno, fino allo struggente e drammatico finale.
Letto così il libro merita tutte le cinque stelline che la maggior parte delle recensioni ha dato.
La mia, se permettete, dissente notevolmente con le altre.
Le protagoniste principali sono tre: Fleur, la figlia illegittima, Clem, l’esperta botanica, e Byony l’alcoolista.
Fleur è quella più legata alla prozia, molto naif, dirige un centro spirituale e tantrico con la defunta. Ha una storia torbida alle spalle ed è l’unica che ha un bel finale, un finale meritato.
Clem è la “secchiona” del gruppo. Ha un marito che insegna all’università, gira documentari sulle piante e ha un programma radiofonico sulla botanica. Di lei si parla poco nel libro, troppo poco perché sia una vera protagonista.
Infine troviamo Bryony. La donna più odiosa e ottusa che io abbia mai incontrato in un racconto. Una donna che si auto commisera ma che non agisce mai, che scarica sul povero marito tutte le sue colpe, e lui, “cornuto e mazziato”, subisce in silenzio.
Il resto dei personaggi, numerosi, a volte troppi, sono solo un insieme di nomi senza volto che entrano, vanno a letto con qualcuno ed escono.
Se da un lato l’eviscerazione caratteriale dei personaggi è condotta in maniera esemplare e completa, dall’altro lato la struttura della storia risulta un’accozzaglia di nomi, facce, scheletri nell’armadio e volgarità.
Ammetto che leggere questo libro è stato oltremodo complicato e merita l’unica stellina assegnata solo per il finale conclusivo e sensato.
Provo a spiegare con precisione l’impressione che ho avuto: il libro inizia con la preparazione al funerale della prozia e con un excursus sia sulle famiglie delle protagoniste che sulla loro posizione nella famiglia e, fino a un certo punto, seppur con qualche divagazione, il libro procede in modo sensato.
Circa a un quarto della lettura, ci si inizia a chiedere quale sia lo scopo della storia. Dove si voglia andare a parare. Il problema è che, a parte l’evidente analisi psicologica, non si capisce, o almeno non l’ho colto io.
Il romanzo è scritto in terza persona ma è un enorme e infinito flusso di coscienza. Vuoto e inconcludente.
Lo stile è complesso e poco lineare e i salti di narrazione tra un personaggio e l’altro non aiutano.
Altra enorme pecca del libro è la volgarità.
Incesti, figli illegittimi, tutti che vanno a letto con tutti incuranti non solo dei sentimenti altrui ma anche dei legami di parentela. Senza una sola, vera scena di sesso, il libro è molto più volgare di molti erotici mal scritti.
Un romanzo davvero brutto, letto a fatica e che non mi sento di consigliare.
Una stellina per essere generosa.




1 commento:

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