giovedì 12 novembre 2015

Recensione: "DONI RARI E PREZIOSI" di Raine Miller



Il quarto e ultimo capitolo della nuova serie hot: «LA TRILOGIA DEI SENSI». Continuano gli intrighi delle relazioni Blackstone.


Genere: Erotico
Editore: Corbaccio
Prezzo: € 11,70
Prezzo Ebook: € 6,99
Pagine: 240
Uscita: 14 Maggio 2015








Sinossi:
I Blackstone tornano a New York dopo una romantica luna di miele in Italia e si preparano ad accogliere il figlio in arrivo nella loro nuova e bellissima villa. Ma la loro felicità viene turbata da uno spettro emerso dal passato, che minaccia di distruggere la loro unione. Ethan e Brynne dovranno combattere la battaglia più dura di tutta la loro vita.

«Doni rari e preziosi» è la storia di due persone che hanno l’una bisogno dell’altra per sentirsi complete, e che per il loro amore sono disposte a rischiare ogni cosa.




La serie "Le relazioni Blackstone" è così composta:
1 - Nudo d'autore (Naked) - febbraio 2014
2 -  Senza tregua (All Inn) - aprile 2014 
3 -  A occhi aperti (Eyes Wide Open) - giugno 2014
3,5 - Cherry Girl (spinoff - novella)
4 - DONI RARI E PREZIOSI (Rare and Precious Things)






“Doni rari e preziosi” è l’ultimo della serie “Le relazioni Blackston” di Raine Miller. La trama è molto semplice e lineare: Ethan e Brynne vivono i primi mesi del loro matrimonio con intensità. Sono innamorati e stanno per diventare genitori. La serenità conquistata con tenacia e costanza viene però adombrata dai fantasmi che ancora albergano nel passato di entrambi, ectoplasma infidi che si insinuano nel loro subconscio e che, talvolta, prendono forma nella vita reale. Affrontarli e vincerli li unirà ancora di più fino alla dolcezza senza fine del finale.
La domanda è: ne avevamo veramente bisogno? Secondo me proprio no. Ho apprezzato la serie nel suo complesso, ma già dopo il terzo romanzo, “A occhi aperti”, avevo scritto che tutta la trilogia avrebbe trovato un’organizzazione migliore in un unico romanzo, togliendo le parti ripetitive e dando maggiore organicità al tutto. Questo quarto capitolo non è che un colpo di reni del marketing e la lettura è stata faticosa. Non perché sia scritto male, anzi. Lo stile è piacevole e fluido, ma la trama è molto stiracchiata.
Ethan è sempre uguale a se stesso, anche se icona di mascolina perfezione. Bellissimo e con il piede costantemente sull’acceleratore della libido, agli occhi del lettore risulta essere a lungo andare noioso. L’introspezione psicologica è pressoché assente e non certo perché manchi il materiale in merito. Tutto il mistero dei capitoli precedenti circa il trauma subito in guerra da Ethan è stato risolto in poche righe, crude ma superficiali. Il nuovo personaggio, la moglie di uno dei compagni giustiziato durante la prigionia, dà soltanto l’illusione di portare movimento nella trama, ma poi passa su di essa come una meteora.
La stessa sorte tocca anche al personaggio di Brynne, cui la gravidanza porta solo cose positive. Il suo fisico cambia pochissimo, solo per ingrossare un seno già perfetto, senza una nausea, una smagliatura o un affanno. Ha energia da vendere e la impiega in sessioni di sesso spettacolari col maritino irresistibile ed esigente. Per carità, il sesso in gravidanza non proibito, anzi. Chi ci è passato però sa che, soprattutto negli ultimi mesi, i limiti ci sono e il bisogno di territorialità patologico di un marito, pur gnocco, non può farli magicamente sparire! All’improbabilità di queste performance, poi, si aggiunge la puerilità con cui tutta la questione dell’ex fidanzato stupratore e violento viene risolta. Una cosa molto frettolosa, che è servita soltanto a dare modo a Ethan di marcare ancora il territorio in modo animalesco, non certo facendo pipì addosso agli alberi.
Una storia piena di contraddizioni e scene erotiche sì gradevoli, ma talvolta contestualizzate in modo stucchevole e superficiale. Il finale è un tripudio di dolcezza, che sembra profumare di talco e di fresco, ma che non salva il romanzo da un giudizio non positivo.



 

1 commento:

  1. Angela Pesce Fassio13 novembre 2015 11:27

    La recensione mi è piaciuta moltissimo e ritengo giustificata tanta severità. Brava Catherine!

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