martedì 1 dicembre 2015

L'Angolo di Matesi: "ARRIVA NATALE!"




In questo periodo dell'anno anche la nostra Teresa ci parla del Natale!
Oggi Charles Dickens se la vedrà con Frank Capra, e non è detto che Scrooge ne uscirà vincitore ^_^
Vi lascio a questo bellissimo articolo!



Quand’ero bambina, ovviamente amavo le feste di Natale: venivano a stare da noi i miei zii preferiti, quelli di Treviso, si giocava a tombola e a carte, si mangiavano tante cose buone. Con gli anni ho cambiato idea totalmente: le feste sono diventate sinonimo di fatica terribile (fare spesa per undici persone, cucinare, apparecchiare e sparecchiare, lavare montagne di piatti oppure, in seguito, caricare e scaricare la lavastoviglie, dopo aver pulito un sacco di mestoli, teglie e in genere roba che bisogna lavare a mano).
Insomma, qualche parentela con Scrooge ce l’ho! E infatti Il canto di Natale non l’ho mai amato. Sono una razionalista di ferro, io: fantasmi e visioni non fanno per me. Se mi capitasse qualcosa del genere, ripeto spesso, correrei subito a farmi visitare da un neurologo. Inoltre un egoismo ed una atonia affettiva di tali dimensioni mi sembrano sempre un po’ inverosimili. Non parliamo poi del capovolgimento totale di comportamento, nel giro di una notte, sia pure sotto la spinta di eventi paranormali.
Ma mi sono dovuta sciroppare più di una trasposizione filmica prima ancora di leggere il racconto. Difatti a dicembre in tv ci tocca sempre un certo tipo di opere: qualcosa su Gesù o qualche santo, qualcosa su Babbo Natale e tutta una sfilza di film cosiddetti natalizi. E ogni anno non manca neanche la riproposizione dell’opera più rappresentativa del genere: La vita è meravigliosa di Frank Capra, uscito nel 1946. Che avrò visto credo una cinquantina di volte. Ma, lo ammetto, sempre con piacere e commozione.
È il film più rooseveltiano di Capra e quello decisamente immortale. Si tratta della storia di George, un uomo qualunque di una cittadina americana di nessuna importanza, che più volte nel corso della vita rinuncia alle sue ambizioni in nome di valori più alti. La prima volta si verifica quando, dopo la morte del padre, rinuncia all’idea di andare all’università e resta a Bedford per prendere le redini della cooperativa di famiglia, sbarrando la strada a Potter, che è lo Scrooge della situazione: un capitalista usuraio, egoista e spietato e perfino un po’ criminale, che sta diventando l’uomo più potente della zona. Eppure Potter non riuscirà a comprarlo neppure quando gli offre uno stipendio favoloso per lavorare alle sue dipendenze.
Simili sono le sue scelte anche sul lato personale e sentimentale: invece di inseguire soldi e successo, seguirà il cuore e sposerà Mary, un’amica d’infanzia, mettendo al mondo con lei quattro figli.
Memorabile la scena in cui, sul punto di partire per la luna di miele, si precipita invece alla cooperativa per evitarne il tracollo durante la crisi del 1929, obiettivo che riesce a raggiungere facendo leva sulla sua reputazione di uomo capace ed onesto.
Nonostante i numerosi flashback, il film è quasi per intero ambientato nella vigilia di Natale, quando la Costruzioni e mutui si troverà sull’orlo del fallimento e George sotto mandato d’arresto, a causa di un ammanco di cassa, provocato da Potter.
In poche ore George vede crollare tutte le sue prospettive per il futuro e precipita nella depressione, schiacciato dal pensiero di tutte le persone che dipendono da lui e che trascinerebbe nella rovina con sé.
Qui, come in Dickens, ma in modo diverso, entra in gioco il paranormale: tutti quelli che lo amano pregano per lui e dal cielo arriva Clarence, il ridicolo ma indimenticabile angelo di seconda classe, cui, in cambio della promessa di un paio di ali, viene assegnata la missione di salvarlo dal suicidio.
Dal momento che George, disperato, pensa che sarebbe stato meglio non fosse mai nato, gli viene mostrato come sarebbe stato il mondo senza di lui. Non avrebbe potuto salvare il fratellino Billy dalla morte per affogamento e quindi anche tutti i soldati, salvati da Billy durante la guerra antinazista, sarebbero morti. E soprattutto, soprattutto Bedford sarebbe diventata Pottersville, la città del gioco e della lussuria (una specie di Las Vegas), e tutta la famiglia Bailey sarebbe finita miserevolmente: in particolare Mary, ridotta a spenta zitella, non avrebbe potuto realizzarsi come cittadina, moglie e madre.
Sconvolto da queste visioni, George trova la forza di affrontare la realtà e torna verso casa e verso la sua meravigliosa famiglia. E alla fine, secondo lo stile tipico di Capra, tutto si risolverà grazie alla megacolletta di tutti coloro che lo amano e hanno fiducia in lui. Nel finale commovente, all’insegna di una montagna di piccole offerte, brindisi e canti natalizi, l’unico escluso è Potter, che qui non si converte affatto, proprio perché neanche capisce cosa si perde.
Per quale motivo La vita è meravigliosa mi convince più di Canto di Natale? Proprio perché Potter non si converte, mentre George si è sempre, tutta la vita, ispirato ai più alti ideali personali e civili: pertanto merita il lieto fine e noi volentieri glielo concediamo, sospendendo l’incredulità e commuovendoci insieme a lui.
E, in proposito, immagino ricorderete che, come fa notare la figlioletta che tiene in braccio, proprio in quel momento una campanella dell’albero tintinna: è Clarence che mette le ali!
P.S. Ho pianto un sacco di calde lacrime perfino mentre scrivevo quest’articolo. Potenza dell’arte di Capra!



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1 commento:

  1. Bellissimi entrambi, libro e film. Io adoro le storie di Natale, leggerle, scriverle e vederle animate... L'ambientazione natalizia è sempre stata una grande favorita delle autrici di romance, soprattutto storici. Io ogni anno ne scelgo almeno uno.

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