giovedì 11 febbraio 2016

Amore fra le righe: "LA FORZA DEL CUORE" di Mariangela Camocardi.



Una storia bellissima, struggente... VERA!
Mariangela Camocardi nell'ambito della rassegna "Amore fra le righe" regala alle sue lettrici una piccola perla: "LA FORZA DEL CUORE".
Un racconto che vi catturerà in poche parole. Da non perdere!



Milano, 1727

Il monastero di Santa Redegonda, uno dei più signorili della città, sorge quasi all’ombra del Duomo e le suore che ospita discendono da famiglie nobili che le hanno destinate al convento dalla nascita. Adelaide, figlia diletta del conte Biffi Lovati, non era portata per un’esistenza improntata alla sterile spiritualità e inutilmente si era ribellata alla dispotica volontà della madre, che la voleva monacare a ogni costo. Le violenze morali e i ceffoni di donna Vittoria avevano tuttavia piegato la sua resistenza, e alla fine era stata costretta a cedere. Varcare la soglia del monastero a sedici anni, rinunciando per sempre ai palpiti e agli slanci della gioventù, è stata la cosa più difficile che abbia dovuto affrontare... nulla hanno potuto le lacrime e le suppliche rivolte alla mamma, del tutto indifferente alla sorte di quella figlia che ha condannato alla segregazione perpetua. Donna Vittoria ha diverse figlie da maritare, con relativa dote, e non ha avuto pietà di Adelaide.
I primi mesi sono durissimi da sopportare. La solitudine della cella è opprimente per chi anelava tutt’altra vita. Voleva amare ed essere amata. Voleva dei figli e un uomo capace di offrirle tenerezza e passione. Adesso le sue notti sono intrise di rimpianti e impotente rabbia verso il destino. Le funzioni sono per lei fonte di continua angoscia e, più che pregare, appena rientra dal mattutino, ascolta avida i suoni provenienti da fuori. Voci e grida di ambulanti lungo le strade acciottolate, rumore di carrozze e cavalli e di carri carichi di merci trainati dai buoi diretti ai mercati rionali. Lo scalpiccio frettoloso dei valletti che trasportano i propri padroni sulle portantine le suscita invidia, e anche quello dei passanti che si muovono tra i fastosi palazzi che circondano il convento, entrando e uscendo dalle botteghe per le compere quotidiane, o puntando invece verso i numerosi caffè e trattorie che si affacciano su vie e piazze limitrofe.
«Devi rassegnarti, sorella» le ripete Teresa, una novizia con la quale ha fatto amicizia e a cui Adelaide ha confidato i suoi intimi tormenti. «Qui dentro hai trascorso già cinque anni, hai preso i voti definitivi e dovresti ormai esserti abituata.» 
«I voti definitivi?» Adelaide fa una smorfia. «Non volendo caricarmi la coscienza di una falsa devozione a Dio, li ho pronunciati solo verbalmente, mentre con il cuore dicevo al Signore che non potevo prometterli perché mi sento incapace di mantenerli.»
«Sei così bella, Adelaide, e la severa tonaca monacale esalta la tua avvenenza.»
«La vanità è peccato, come ci ripete spesso la badessa.» Adelaide scuote il capo e dissimula il compiacimento. È grata all’Altissimo per averle dato un aspetto attraente, cui per altro non ha mai tenuto. Ora sì, però.
«La superiora è una vecchia megera e neppure da giovane deve essere stata graziosa.» La replica di Teresa suona un po’ irriverente nel silenzio della cella. «Sorella, a domani» la saluta prima di avviarsi alla porta, sorridendole dalla soglia.
«Buonanotte.» Adelaide non ha voglia di coricarsi e siede nella rientranza della finestra. Attraverso la grata spia quel cielo che si distende verso l’infinito come il sontuoso velluto di una veste, schiarito da uno spicchio di luna crescente. Un profondo sospiro le scuote il petto. Dentro il cuore conserva gelosamente un segreto che non è disposta a rivelare a chicchessia, neppure a Teresa. L’amica ignora che nel buio di giornate tutte uguali si è aperto un inaspettato spiraglio di luce. Adelaide si aggrappa alla speranza e a un sogno che non osa quasi contemplare. Eppure, per una serie incredibile di circostanze Robert è comparso d’un tratto sul suo pesante cammino, squarciando le tenebre di un’infelicità che sembrava senza soluzione di continuità...
Adelaide si preme le mani tremanti sul cuore, che batte come impazzito, e ripercorre gli eventi successi di recente.  
L’unica distrazione terrena permessa dalla badessa, che conosce la sua inclinazione per la musica, è stato consentirle di suonare e cantare nel coro della chiesa. Donna Vittoria ha autorizzato, naturalmente. È proprio grazie a questa disposizione artistica che ha conosciuto il lord inglese. Non c’è straniero di passaggio a Milano a cui non sia arrivato alle orecchie la fama del coro delle suore, e le loro sublimi esecuzioni dei canti liturgici.  Tutti vogliono recarsi nella chiesa del monastero di Santa Redegonda per ascoltarle, in particolare la Quinzana, definita la “più bella voce d’Italia” a furor di popolo.
Adelaide le è stata affidata dal suo ingresso in convento perché la monaca si è coalizzata con donna Vittoria nel forzarla a prendere i voti. La Quinzana, forse per farsi perdonare dalla giovane convessa, quando c’era da fare musica per qualche personaggio facoltoso si faceva accompagnare da Adelaide, la quale la seguiva più che volentieri. Evadere anche solo brevemente dal convento, è una gioia che la ripaga, seppure parzialmente, dei tanti soprusi subiti. In chiesa le suore cantano al di là di un muro, fisicamente invisibili agli occhi dei fedeli assiepati tra i banchi, e nessuno riesce a scorgerle. Le persone estranee al convento avevano comunque il modo, se lo desideravano, di incontrare le monache in parlatorio.
Lord Raleigh, incantato dalla maestria delle suore, dopo averle apprezzate in chiesa aveva chiesto e ottenuto il privilegio di poter assistere a un’esibizione musicale nel parlatorio del monastero. Si era presentato con un amico e la Quinzana lo aveva deliziato cantando con estrema bravura, accompagnata da una suora abile suonatrice. Una volta finito il concerto, lord Raleigh e l’amico erano stati invitati a cenare nel refettorio, come capitava generalmente quando gli ospiti erano aristocratici dall’indole generosa che lasciavano cospicue offerte nelle casse del convento. Erano state servite vivande cucinate in maniera squisita, bagnate da un vino eccellente. Il buon vino e la frizzante compagnia di due aitanti giovanotti nel fiore degli anni, possono risvegliare altri appetiti nelle suore, e la Quinzana, famosa per la sua sostenutezza con gli uomini, si era lasciata andare all’atmosfera confidenziale che si era creata tra gli allegri commensali.
“Se la notte non ci avesse obbligati a separarci” ammise Adelaide tra sé ritornando alla realtà, “saremmo rimaste con Robert e George fino all’alba.
Incontrare Robert Milton Raleigh le sembrava ancora un sogno. Lui era un nobile, era uno scrittore e a lei non importava niente dei pensieri impuri che le impazzavano nella mente. Robert si era presentato più volte nelle settimane successive, con la scusa della musica, accolto dalle suore di Santa Redegonda con aperta affabilità. Adelaide esultava per quella vicinanza. Lui le aveva anche raccontato la propria storia: era stato espulso dal Trinity College di Cambridge per lo scandalo che aveva sollevato bastonando il marito di un’amante occasionale. Questa l’accusa, ma lui non si era potuto difendere poiché la sua famiglia aveva dilapidato il patrimonio e non poteva permettersi la spesa di un legale. Deciso a riscattarsi, aveva combattuto nelle Fiandre e a Londra si era distinto con le satire, i suoi poemetti brillanti, le contese con Pope e i resoconti dei suoi viaggi nel Continente.
Adelaide, che si stava innamorando di lui, gli aveva espresso la sua infelicità per essere stata rinchiusa in convento, succube dell’autoritario volere della madre.
La sera di San Valentino lui si era procurato uno stupendo bocciolo di rosa rossa e poi, senza alcuna esitazione, aveva scalato il muro di cinta del monastero, saltando nel parco interno. L’intenzione era intrufolarsi nella cella di Adelaide per dichiarare il suo amore alla giovane suora. Per quanto sacrilego fosse insidiare una suora, si era reso conto di non poter vivere senza di lei, come le aveva confessato durante uno dei loro furtivi appuntamenti. Il coraggio di osare era scaturito in lui dalla consapevolezza che anche Adelaide ricambiava i suoi sentimenti. 
Lei, sconsolata e moralmente abbattuta, si era appartata in fondo al giardino, lontana da sguardi indiscreti, singhiozzando disperata alla prospettiva di perdere Robert.
Nel vederla così affranta lui, rotto ogni indugio, l’aveva presa tra le braccia e le aveva detto di
amarla. Si erano baciati con l’abbandono di chi ha trovato finalmente l’anima gemella, affamati l’uno dell’altra. Soltanto a notte inoltrata lei era rientrata indisturbata nella spoglia cella che le era stata assegnata dalla badessa, ubriaca di un’emozione così intensa da esserne sopraffatta, mai assaporata prima.
Nell’andarsene Robert le aveva giurato che l’avrebbe portata via da Santa Redegonda, e lei non dubitava minimamente che lui lo avrebbe fatto. Era un giuramento sigillato dalla dolcezza di quella volitiva bocca maschile, tanto riluttante a staccarsi dalla sua.
Doveva solo aver pazienza, l’aveva esortata lui, dandogli l’opportunità di organizzare la fuga, e poi più nulla e nessuno avrebbe potuto dividerli.

Questo racconto è ispirato alla storia realmente accaduta di Paola dei conti di Pietra, nobili milanesi, e di lord John Durant Breval. I due si innamorarono profondamente e Paola, travestita da uomo, evase dal monastero di Santa Redegonda in una calda notte dell’agosto del 1727. A spingerla a fuggire dal convento fu la forza del suo amore per un uomo che la ricambiava: esistono amori che non conoscono ostacoli, e quello che li avvinse da subito indubbiamente era vero amore.
Dall’inchiesta che fece il capitano di giustizia assecondando le pressioni del Senato e del furente Cardinale, sappiamo che John aveva preso alloggio al Falcone. Il 20 agosto, al tramonto, si allontanò dalla locanda con il vetturino Giovanni Tardi e un servo ai suoi ordini. Pernottò all’osteria di Castelletto di Abbiategrasso e l’indomani sera si diresse a Milano, sostando in una taverna sul Naviglio. Alle tre di notte entrò in città da Porta Ticinese, dicendo a Giovanni, il vetturino, di attenderlo all’osteria di San Paolo. Insieme al domestico si era poi diretto verso il Duomo. Di lì a un quarto d’ora tornarono in tre, salirono in carrozza e uscirono dalla città dando una mancia ai dazieri di Porta Orientale. Le tappe della coppia furono Vaprio d’Adda, Monticelli, Verona e Venezia. Paola era uscita dalla porta carraia del convento. Per impadronirsi delle chiavi aveva aperto la cassettina che le richiudeva con una chiave falsa.
E mentre il Cardinale ordinava di arrestarla, lord Raleigh e Adelaide si imbarcavano su una nave inglese che li portò in salvo al di là della Manica. Per anni a Milano non se ne seppe più nulla. Ma il bello doveva ancora venire. In Inghilterra Paola rifiutò la proposta che l’arcivescovo di Canterbury e persino la regina le offrirono affinché potesse sposare il suo amato, e non abiurò la sua religione. Voleva diventare la moglie di John restando cattolica. Nel 1734 tornò volontariamente a Milano e, da donna coraggiosa quale era, si presentò davanti al Tribunale della Santa Penitenza. Dopo un anno di udienze e di stretta clausura, fece riconoscere ai giudici la nullità dei suoi solenni voti e finalmente ottenne giustizia. A trentatré anni non solo si ritrovò libera di unirsi in matrimonio con il suo John, ma ebbe la facoltà di pretendere dalle sorelle la sua quota di eredità.
Dopodiché, come nelle migliori favole, visse felicemente con l’uomo che il suo cuore aveva scelto e voluto fin dal primo istante che si erano guardati.  
                        

 
L’autrice: 
Mariangela Camocardi è nata a Verbania nell’immediato dopoguerra e ha sempre vissuto nella sua bella e amata Intra. Decide di cimentarsi nella scrittura, che rappresenta una sua grande passione, quando resta  priva di occupazione a causa della grave crisi industriale che colpisce l’alto novarese nel 1983.
C’è un sogno che da anni accarezza: riuscire a pubblicare un romanzo, perché scrivere è un’aspirazione cui ambisce fin dalla giovinezza. Finalmente le circostanze, seppure avverse, le consentono di verificare se possiede realmente le doti indispensabili a intraprendere un mestiere non certo facile.
Mariangela Camocardi ha dato alle stampe circa 50 tra romanzi e racconti spaziando dal genere storico all’horror, women’s fiction e steampunk, favole e commedia romantica.
Tra i suoi titoli più apprezzati, Tempesta d’amore, Sogni di vetro,Talismano della dea, La vita che ho sognato, Lo scorpione d’oro, Ciribalà, Un segreto tra noi. L’autrice è stata direttore della rivista Romance Magazine.
 
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7 commenti:

  1. Quando il lessico diventa arte e mi fa sentire piccola piccola... Grazie mille, Queen!

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  2. Bello!!!..bello davvero!!! e sapere che è stato tratto da una storia vera lo rende veramente speciale!!!

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  3. Grazie a voi tutte di Insaziabili Letture. La cover è bellissima e molto evocativa.

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  4. Realtà, storia, narrazione, coraggio, le testimonianze che la vita vera è sempre il più bel romanzo. Grazie Queen

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  5. Grazie Antonella e Raffaella Velo Nero. La storia di Paola e John mi ha emozionato dalla prima volta che mi capitò sotto gli occhi, leggendo le cronache settecentesche di Milano.

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  6. Racconto toccante, per fortuna con un finale da favola. Complimenti!

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  7. Un racconto struggente, pieno di sensazioni contrastanti, che ci porta in un'epoca lontana accompagnando la lettura col più forte dei sentimenti umani, l'amore.

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