venerdì 12 febbraio 2016

Recensione: "URLA NEL SILENZIO" di Angela Marsons

Mettetevi comodi, tanto non c’è modo di scappare


Un grande thriller 
N°1 in Inghilterra


Genere: Thriller
Editore: Newton Comporton
Pagine: 316
Prezzo: € 2,99
Uscita:  04 Gennaio 2016









Sinossi:
Cinque persone si trovano intorno a una fossa. A turno, ognuna di loro è costretta a scavare per dare sepoltura a un cadavere. Ma si tratta di una buca piccola: il corpo non è quello di un adulto. Una vita innocente è stata sacrificata per siglare un oscuro patto di sangue. E il segreto che lega i presenti è destinato a essere sepolto sotto terra. Anni dopo, la direttrice di una scuola viene brutalmente assassinata: è solo il primo di una serie di agghiaccianti delitti che terrorizzano la regione della Black Country, in Inghilterra. Il compito di seguire e fermare questa orribile scia di sangue viene affidato alla detective Kim Stone. Quando però nel corso delle indagini tornano alla luce anche i resti di un altro corpo sepolto molto tempo prima, Kim capisce che le radici del male vanno cercate nel passato e che per fermare il killer una volta per tutte dovrà confrontarsi con i propri demoni personali, che ha tenuto rinchiusi troppo a lungo…


A CURA DI GIUNIA 



“Urla nel silenzio” è il primo romanzo della scrittrice inglese Angela Marsons e fa parte di una serie di tre libri.
Tutta la vicenda ruota intorno a un patto stretto da cinque persone riunite intorno a una tomba. Chi sono? Cosa hanno fatto?
Il racconto vero e proprio inizia dopo un salto temporale di 10 anni col misterioso omicidio della direttrice di una scuola. Dopo un secondo delitto, questa volta di un ex cuoco alcolizzato, si palesa che le persone coinvolte sono legate a doppio filo a un luogo: Crestwood, un orfanotrofio nel quale hanno lavorato entrambe anni addietro, e che è stato chiuso perché distrutto da un incendio.
L’ispettrice a cui fa capo l’inchiesta è la tosta Kim Stone: tanta grinta e poca diplomazia, capace di guidare la sua moto e le indagini con la stessa sicurezza. A farle da ‘spalla’, collega e amico, troviamo il sergente Bryant, dal carattere più malleabile e accondiscendente della sua superiore.

Quando la Stone si rende conto che la vicenda è cominciata a causa di uno scavo archeologico situato, guarda caso, nell’area adiacente all’orfanotrofio dismesso, inizia a ‘scavare’ letteralmente in fondo alla vicenda e, grazie all’ausilio di una archeologa e di un affascinante antropologo forense, altrettanto in gamba, vengono recuperati i resti di un/una adolescente.
Che cosa lega gli omicidi con quest’ultimo misfatto, compiuto anni addietro? E cosa c’entrano due gemelle misteriose e bellissime con questi avvenimenti?
Dico subito che il libro mi è piaciuto molto e che il giudizio è positivo, anche se all’inizio sembra ingranare poco e i vari pezzi che lo compongono appaiono scollegati l’uno dall’altro, ma questa è una caratteristica del genere thriller.
Un’altra cosa che mi è sembrata troppo forzata è il rimarcare troppo e spesso sul carattere asociale e freddo della detective Stone, tanto che ho iniziato ad apprezzarla veramente solo quasi a fine romanzo, quando svela un po’ di più sul suo triste passato. A quel punto mi è sfuggita pure qualche lacrimuccia. A dispetto dell’apparenza distaccata e a prima vista arrogante, la detective si dimostra molto empatica nei confronti delle vittime e delle loro tristi storie, rivelando una grande sensibilità e determinazione nel trovare il colpevole.

«Come fai, Kim? Come fai a vedere queste cose tutti i santi giorni senza diventare pazza?».
Kim ci rifletté per un istante. «Riparo cose. Prendo un pezzo di qua e un pezzo di là e li metto insieme per fare qualcosa di bello. Creo qualcosa che riequilibra tutto il brutto di questo lavoro. Spesso aiuta. Ma sai cos’è che fa davvero la differenza?»
«No, cosa?»
«Sapere che lo prenderò».
«Lo credi davvero?».
Kim sorrise. «Oh, sì. Perché la passione che metto nel perseguire questo obiettivo è sicuramente superiore alle energie che gli servirebbero per sfuggirmi. Non mi fermerò finché non sarà punito per quello che ha fatto. E tutto il tuo lavoro qui, ogni indizio che hai scoperto, ogni osso che hai tirato fuori mi sarà stato d’aiuto. È dura, Cerys, durissima. Ma ne vale la pena».


 Tra le altre cose ho trovato molto sfiziose e divertenti le prese in giro e gli ‘sfottò’ tra la Stone e il suo braccio destro Bryant, che alleggeriscono il romanzo altrimenti troppo cupo.

«Ehi, detective», la salutò guardandosi intorno. «Dov’è Bryant?»
«Dio, non siamo mica gemelli siamesi».
«Già, ma siete come quella pietanza cinese… il maiale in agrodolce. Senza Bryant però è rimasto solo l’agro».


Dal punto di vista strettamente giallistico si può individuare il colpevole già da metà libro (forse un po’ per esclusione), ma il romanzo riserva comunque un gradito e inaspettato colpo di scena finale che, a mio avviso, riesce a far conquistare molti punti a questa storia.
La narrazione è chiara e lineare anche se, a volte, mi è sembrata poco coinvolgente, tranne forse in quei capitoli dove la voce narrante è quella dell’assassino.

Ha qualcosa che mi affascina.
C’è sempre una grande attività intorno a lei: sirene, macchine, gente che cammina di qua e di là, ma i miei occhi rimangono fissi su di lei. È come se spiccasse nella folla. Un’immagine tridimensionale in un film a due dimensioni.
In lei si nasconde un’energia inquieta. È come se avesse un demone dentro a guidarla. Qualcosa di oscuro, che mi intriga. È sempre sola, anche in mezzo alla gente. E anche quando sta ferma, in realtà si muove. Stringe i pugni o agita un piede, per restare al passo con la mente che non riposa mai.
Anche se non l’ho mai vista prima, la conosco. Conosco la sua intelligenza, l’inquietudine e quell’ombra sospettosa che sembra connaturata al suo sguardo. Ha un sesto senso che gli altri non colgono. È indecifrabile e non ha un nome, ma percepisce tutto ciò che la circonda.


Quindi un libro sicuramente da leggere, sia che amiate il genere, ma adatto anche a chi ama altre letture e si avvicina al thriller per la prima volta.







2 commenti:

  1. Risposte
    1. Bello, non vedo l'ora di leggere gli altri. La Stone mi ha ricordato un po' la detective della serie di Unni Lindell. Veramente fuori di testa, ma con i suoi metodi fuori dall'ordinario implacabile!!

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