giovedì 31 marzo 2016

Recensione: "LA RAGAZZA NELLA NEBBIA" di Donato Carrisi.



IL NUOVO ROMANZO DELL’AUTORE ITALIANO DI THRILLER PIÙ VENDUTO NEL MONDO 


Genere: Thriller
Editore: Longanesi
Pagine: 350
Prezzo: € 10.99 (e-book); € 18.60
Uscita: 23 Novembre 2015








Sinossi:

«La giustizia non fa ascolti. La giustizia non interessa a nessuno. La gente vuole un mostro… E io le do quello che vuole.» La notte in cui tutto cambia per sempre è una notte di ghiaccio e nebbia ad Avechot, un paese rintanato in una valle profonda fra le ombre delle Alpi. Forse è stata proprio colpa della nebbia se l’auto dell’agente speciale Vogel è finita in un fosso. Un banale incidente. Vogel è illeso, ma sotto shock. Non ricorda perché è lì e come ci è arrivato. Eppure una cosa è certa: l’agente speciale Vogel dovrebbe trovarsi da tutt’altra parte, lontano da Avechot. Infatti, sono ormai passati due mesi da quando una ragazzina del paese è scomparsa nella nebbia. Due mesi da quando Vogel si è occupato di quello che, da semplice caso di allontanamento volontario, si è trasformato prima in un caso di rapimento e, da lì, in un colossale caso mediatico. Perché è questa la specialità di Vogel. Non gli interessa nulla del dna, non sa che farsene dei rilevamenti della scientifica, però in una cosa è insuperabile: manovrare i media. Attirare le telecamere, conquistare le prime pagine. Ottenere sempre più fondi per l’indagine grazie all’attenzione e alle pressioni del «pubblico a ». Santificare la vittima e, alla fine, scovare il mostro e sbatterlo in galera. Questo è il suo gioco, e questa è la sua «firma». Perché ci vuole uno come lui, privo di scrupoli, sicuro dei propri metodi, per far sì che un crimine riceva ciò che realmente gli spetta: non tanto una soluzione, quanto un’audience. Sono passati due mesi da tutto questo, e l’agente speciale Vogel dovrebbe essere lontano, ormai, da quelle montagne inospitali. Ma allora, cosa ci fa ancora lì? Perché quell’incidente? Ma soprattutto, visto che è illeso, a chi appartiene il sangue che ha sui vestiti? Donato Carrisi ci ammalia con una storia scritta di getto, senza più il giorno e la notte: un romanzo che si imprime con forza nei nostri cuori e sfida le nostre paure.









Nel cuore di una notte offuscata da una pesante coltre di nebbia, lo psicologo del paese, situato in una valle alpina, viene convocato per fare la perizia sul sopravvissuto ad uno strano incidente. L’uomo in questione è Vogel, l’agente speciale incaricato di indagare sul caso, ormai ufficialmente chiuso, di una ragazzina scomparsa due mesi prima. Il suddetto si trova in uno stato confusionale e coperto di sangue non suo sul cappotto di alta sartoria. 
Dal suo racconto al dottore veniamo coinvolti nella storia della sparizione della piccola Anna Lou, una riservata sedicenne dai capelli rossi e con le lentiggini, dai primi sospettati fino ad arrivare al presunto colpevole, anzi il colpevole perfetto: un mediocre professore che si è trasferito da pochi mesi nella valle, con la moglie e la figlia adolescente. 

In quel momento era perfettamente consapevole di aver seminato nelle loro teste unidea. E che quellidea forse non sarebbe più svanita. Le nozioni, quelle sì potevano essere dimenticate, ma la formazione spontanea del pensiero seguiva un percorso differente. Lidea li avrebbe seguiti per il resto della loro vita, magari rimanendosene acquattata in un angolo del cervello per poi apparire all'improvviso quando ne avrebbero avuto bisogno. 
Sono i cattivi che fanno la storia. 
Non era solo letteratura. Era la vita. 

 Le indagini procedono con i metodi a dir poco non ortodossi di Vogel verso un finale che sembra già scritto, presentando negli ultimi capitoli vari colpi di scena che scombinano le carte in tavola (ma nemmeno troppo). A discapito dell’elemento mistery vero e proprio a prevalere è soprattutto il clamore mediatico che si viene a creare attorno al teatro della vicenda, che porta a un vero e proprio turismo del macabro, orchestrato alla perfezione dal vanitoso e telegenico Vogel. 
L’ispettore ha capito fin troppo bene l’importanza dei media nel portare un caso alla ribalta con la conseguenza di apportare finanziamenti utili per le indagini e, non meno importante per lui, per pavoneggiarsi davanti alle telecamere.

 «Ma appena i riflettori sono puntati su di te, scatta qualcosa. Improvvisamente scopri che ti piace non essere più l'anonimo individuo che credevi di essere. Prima non lo sospettavi neanche, ma adesso ci prendi perfino gusto. Ti senti diverso dagli altri, speciale, e vuoi che questa sensazione non finisca, che duri a lungo, anche per sempre.» 

Durante la lettura ci ritornano alla mente svariati casi di cronaca nera che ci hanno tenuti col fiato sospeso negli ultimi anni. Le affinità più eclatanti le abbiamo con il caso della piccola Yara, poi Cogne, soprattutto per l’ambientazione e per non farci mancare nulla, anche un caso di percosse e maltrattamenti in carcere. In questo romanzo si ha l’impressione che siano tutti colpevoli, nessuno escluso, e la sorte della piccola Anna Lou, coi suoi sogni e desideri da ragazzina, viene presto messa in secondo piano e dimenticata. 

Con quel nuovo ordine del giorno, la ricerca della ragazzina passava ufficialmente in secondo piano...Cera un'altra priorità sul tavolo da gioco. Stanare il mostro. 

La parte che mi è piaciuta di più è l’incontro faccia a faccia tra l’ispettore Vogel e il sospettato Martini. Come in un gioco di specchi, quelli deformanti delle fiere, non si riesce a capire chi è il buono e chi il cattivo. Non si distingue più il bene dal male. È tutto avvolto nella nebbia dell’ambiguità. L’accusa di vanità mossa dal professore nei confronti del poliziotto si può rivoltare tranquillamente verso lui stesso. 
Posso affermare che, almeno da parte mia, non è scattata nessuna empatia, né col protagonista, il vuoto e superficiale Vogel, né verso il presunto colpevole, il professor Martini, un personaggio di una mediocrità e piccolezza uniche. 
Tirando le conclusioni è difficile dare un giudizio, e poiché è il primo romanzo che leggo di Carrisi non ho termini di paragone. Se non mi ha completamente soddisfatto come giallo in senso stretto, sicuramente più interessante è l’analisi sociologica delle indagini ai tempi dei media, fatta con cognizione di causa, in quanto chi scrive è avvezzo alle frequentazioni delle trasmissioni televisive che si occupano dei casi di cronaca. Quindi questo thriller- non thriller vale sicuramente la pena di essere letto, se non altro per le riflessioni che induce in noi riguardo la società in cui viviamo ed i meccanismi che la regolano.









1 commento:

  1. ho letto questo romanzo di carrisi avendo in testa già altri suoi libri (IL SUGGERITORE, L'IPOTESI DEL MALE...) e quindi qualche paragone è stato inevitabile.
    mi è piaciuto sicuramente, anche se forse non è il mio preferito, ma Carrisi resta comunque per me un ottimo scrittore e i suoi intrecci, il suo scavare dentro i personaggi, i colpi di scena....mi piacciono sempre molto e mi lasciano con fiato sospeso!!

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