mercoledì 16 marzo 2016

Recensione: "SPIETATI GENTILUOMINI" di Ginn Hale.








Genere: Fantasy M/M
Editore: Triskell Edizioni
Collana: Rainbow
Pagine:
 219
Prezzo: € 4,99 (ebook)
Uscita: 29 febbraio 2016







Sinossi:

Belimai Sykes è molte cose. È un prodigo, il discendente di antichi diavoli, una creatura di oscure tentazioni e rari poteri. È anche un uomo con un passato brutale e una pericolosa dipendenza. 
E Belimai Sykes è l’unico uomo a cui il capitano William Harper può rivolgersi quando deve affrontare una serie di sanguinosi omicidi. 
Il signor Sykes, però, non lavora gratuitamente e il prezzo della sua frequentazione costerà al capitano Harper ben più della propria reputazione. 
Dai palazzi sontuosi dei nobili, dove la vivisezione e la stregoneria sono celati da una patina dorata, ai quartieri malsani dei Bassinferi, il capitano Harper deve combattere per la giustizia e per la propria vita. 
Ha molti nemici e il suo unico alleato è un diavolo che conosce fin troppo bene. Sono questi i pericoli che si incontrano quando si ha a che fare con gli spietati.












Il temine "Gentiluomini" è ormai desueto ai nostri tempi; con esso si identificava una persona di solito di nobili origini, che possedeva modi signorili, raffinati, educati e che anche un'altissima rettitudine di costumi. 
Leggere vicino a questo termine la parola "Spietati" mi ha intrigato subito. 
Questi fantomatici Gentiluomini hanno ben poco delle caratteristiche che dovrebbero possedere: sono uomini abbietti che hanno come unico tornaconto incrementare il loro prestigio e il loro potere e che con questo scopo non esitano a commettere le azioni più crudeli. 
Il romanzo è un intreccio di fantasy e steampunk, ambientato in una società in stile rivoluzione industriale, dove accanto agli esseri umani vivono i Prodighi. 
I Prodighi sono discendenti dei diavoli, creature che vivono nella notte, sensibili alla luce e all'argento. Possiedono doni magici rari: hanno unghie nere, pelle pallida, occhi color del burro e lacrime color del sangue.
In questa società la legge viene fatta rispettare dall'Inquisizione, una casta di Preti con la pistola che ha il compito di redimere le anime che si sono macchiate dal peccato. I protagonisti sono un Prodigo,Belimai,e un capitano dell'inquisizione William Harper.
Il romanzo è diviso in due libri. 
Nel primo libro l'autrice utilizza la prima persona per narrare le vicende attraverso Belimai, con la sua voce triste, distrutta, spezzata dalle violenze subite durante sedute di purificazione da parte degli inquisitori attraverso macchine di tortura. La sua sofferenza è descritta nei minimi dettagli, tanto che mi sembrava di sentirla sulla mia pelle: 

La morte arrivava lenta, per gradi, sui tavoli di duro metallo delle stanze dei confessionali. Sopraggiungeva con domande semplici e pazienza infinita. A differenza dei racconti dei volantini di protesta, gli Uffizi dell'Inquisizione non annegavano in fiumi di sangue. 
Non se ne vedeva di rappreso sulle pareti , né da esse spuntavano ganci arrugginiti. Gli Uffizi erano luoghi sacri. Erano silenziosi, puliti, e luminosi. Perfino i confessionali erano sommessi e calmi. Gli inquisitori e i confessori non dileggiavano né urlavano minacce. Chiedevano tutto cortesemente. I coltelli d'argento, i chiodi e le macchine di preghiera erano semplicemente strumenti con i quali perseguivano la verità assoluta. Tutto quello che pretendevano era la completa onestà.

La descrizione dei luoghi in cui si svolge il romanzo è molto viva, con minuziosi dettagli sugli odori che permeano quel mondo a tal punto che mi sembrava di percorrere le strade fangose,putride e allagate insieme ai due protagonisti,compresa la loro discesa tra i Bassinferi. 
Per il secondo libro invece l'autrice usa la terza persona e la visione della vicenda da parte di William,forse per rendere più evidente la differenza di personalità dei due protagonisti o forse perché il secondo libro è la continuazione del primo. 
Il secondo libro ci rivela dei dettagli fondamentali che nel primo erano stati celati, specialmente sul passato di William e sul motivo per cui è così attratto da Belimai. I due sono molto più simili di quello che pensano: sarebbero disposti a sacrificarsi l'uno per l'altro, anche se non se lo dicono mai direttamente, nascondendosi dietro le apparenti differenze tra le due specie e punzecchiandosi all'infinito. Eccone un piccolo esempio: 

«Se sostengo di essere William J. Harper, allora voglio sapere per cosa sta la J.»«Jubal,» disse Harper.«Jubal?»Belimai inclinò leggermente il capo. «Che razza di nome è?»«Jubal, figlio di Lamech e Ada. Padre di tutti i suonatori di cetra e flauto. Genesi 4:21.». «Quindi sapevano da quando sei nato che ti saresti dilettato con il flauto?» gli chiese Belimai con un sorrisetto.«E non sei felice che avessero ragione?» replicò Harper. Fu contento quando Belimai rispose al sorriso.

Vedere sorridere Belimai non è una cosa scontata. 
La parte romantica nel primo libro è quasi assente. Si fa più viva nel secondo, dove c'è una solo scena di sesso esplicito, in un momento ben definito nel quale i due protagonisti finalmente ammetteranno di tener l'uno all'altro. 
Ho apprezzato molto il romanzo. È qualcosa che non avevo mai letto finora e mi sarebbe piaciuto sapere molto di più sui Prodighi, che ho trovato figure molto accattivanti. Sono sempre stata molto attratta dalla figura degli angeli,specialmente quelli caduti. Condivido in pieno il pensiero di William: 

«La cosa che trovo più assurda nel condannare i prodighi come diavoli è che i diavoli e gli angeli sono le stesse creature. Lucifero, Satanel, Sariel, Azazel, ognuno di loro. Ogni angelo caduto è stato creato anche prima della terra, e non sono stati fatti dal fango, ma dalla volontà e dal corpo di Dio stesso. Anche il più degenere e disgraziato dei prodighi è più vicino alla divinità di ognuno di noi nato dalla carne di Adamo.»

Spero in futuro di leggere altri libri di Ginn Hale.










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