martedì 19 aprile 2016

L'Angolo di Matesi: "ANNA E VRONSKIJ, KITTY E LEVIN"



Anna e Vronskii, Kitty e Levin: due volti dell'amore, due relazioni diverse eppure uniche. 
Teresa Siciliano ci conduce in un viaggio nel romanzo "Anna Karenina" di Lev Tolstoj, alla scoperta delle storie d'amore che l'hanno reso immortale.





Anna Karenina è un romanzo ampio e complesso, uno di quei libri che hanno l’ambizione di riassumere una società, anzi tutto un mondo. Ma quello che ci interessa in questa sede è il concetto di coppia e di famiglia. Celebre l’esordio: Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.
Le coppie coinvolte dallo scrittore nella sua analisi non sono poche. Ma, come dice il nostro titolo, le principali sono due, in netta contrapposizione fra di loro. Ad unire Anna e Vronskij è un colpo di fulmine, per Kitty e Levin le cose saranno molto più lunghe e complicate.
Nell’insieme del romanzo risulta piuttosto chiaro quale sia la coppia che Tolstoj erige a modello, così come la sua polemica nei confronti dell’amore romantico. Non per niente Levin e Kitty sono trasfigurazioni dello scrittore e di sua moglie: pensate che addirittura la celebre scena della dichiarazione è quasi esattamente quella di Tolstoj a Sofia. Quasi, perché Kitty capisce tutto subito (a differenza di chi legge), Sofia invece ebbe bisogno di una spiegazione (la differenza fra la realtà e la sua trasfigurazione artistica).
Anna è una donna raffinata dell’alta società, mai prima stata infedele a suo marito, che ha sposato, come usava all’epoca, per normale convenienza. Contro tutte le sue aspettative l’amore e la passione la travolgono. E per giunta né lei né Vronskij sono disposti ad accettare di salvare le apparenze, come tante altre coppie adulterine intorno a loro. Questo comporta un prezzo altissimo: Vronskij deve lasciare l’esercito, in cui trovava la sua migliore realizzazione, Anna deve abbandonare il figlio, come comportavano le leggi dell’epoca, entrambi devono sopportare l’emarginazione sociale (davvero totale per quanto riguarda Anna) e soggiornare all’estero, dove la situazione è più sopportabile. A ciò Vronskij in qualche misura si rassegna, Anna no, perché rivendica il suo diritto a vivere un amore assoluto. Il problema è che il suo partner non è in grado di seguirla su questa strada: Vronskij non è una cattiva persona, l’ama sinceramente, per quanto sa e può, ma anche capisce che più di tanta libertà non è possibile ottenere e tante cose gli mancano nella loro vita. E segue il calvario usuale in questi casi, perché, come disse Sammy Davis, non si può essere in guerra con tutto il mondo: la gelosia di Anna fino ai limiti dell’ossessione, l’abuso di laudano e la scelta del suicidio, una morte orribile, che è stata spesso interpretata come una punizione da parte dello scrittore nei confronti della sua protagonista. Che tuttavia viene accompagnata da molta umana pietà e soprattutto collocata su un piano morale nettamente superiore alla società che la condanna. A partire dalla madre di Vronskij, la più spietata accusatrice di Anna, nonostante abbia fatto di molto peggio nella sua giovinezza, ricavandone però grandi vantaggi sociali. Naturalmente solo perché salvava le apparenze.
Le cose sono molto diverse per l’altra coppia: Levin si innamora subito, Kitty, invece, è giovane ed inesperta, come tutte le debuttanti di una volta, stenta a distinguere fra la vanità e l’amore, il fascino superficiale e le doti che fanno di un uomo un buon marito. Tolstoj rappresenta il loro rapporto all’insegna del più attento realismo, analizzando innanzitutto come la concezione maschile della vita fosse diversa da quella femminile. Basta vedere come i due affrontano la malattia e la morte di Nikolaj, il fratello di Levin. Mentre Levin è terrorizzato dall’idea della morte, Kitty la affronta innanzitutto come un insieme di cose da fare: bisogna cambiare le lenzuola, pulire tutto, convincere il malato a prendere l’estrema unzione e via dicendo. 
Levin, nei momenti di grande svolta, come il matrimonio o la paternità, pensa sempre che tutto cambierà quasi miracolosamente e invece le cose vanno sempre in modo diverso: ad esempio, quando vede il proprio figlio appena nato, non prova affatto i sentimenti che si aspettava. Dietro si sente la concezione tolstojana della donna e dei rapporti fra marito e moglie, una concezione che ormai noi consideriamo arretrata perché sembra confinare la donna negli aspetti più secondo natura e fisicità. Eppure questo non gli impedisce di esprimere il sentimento d’amore in frasi indimenticabili per pregnanza. Ugualmente significativo il gran finale, quello che segue la “conversione” di Levin e la sua scoperta della fede, o di qualcosa che ci assomiglia.
Egualmente discuterò, esprimerò a sproposito i miei pensieri, ci sarà lo stesso muro fra il sacrario della mia anima e gli altri, e perfino con mia moglie, la brontolerò egualmente per lo spavento che ho provato, e ne sentirò rimorso, egualmente non capirò con la ragione perché prego e potrò pregare, ma ora la mia vita, tutta la mia vita, qualunque cosa accada, in ogni suo momento, non solo non è priva di senso come prima, ma ha un significato sicuro che le deriva dal bene su cui io posso fondarla.


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4 commenti:

  1. Ma quanto mi piace leggere l'angolo di Matesi, grazie davvero
    Marta

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  2. Teresa Siciliano19 aprile 2016 21:36

    Grazie ad entrambe.

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