giovedì 28 aprile 2016

Recensione: "GLI OCCHI NERI DI SUSAN" di Julia Heaberlin.







Genere: Thriller
Editore: Newton Compton Editori
Collana: narrativa n. 1181
Pagine:
 384
Prezzo: € 4,99 (ebook); € 12.00
Uscita: 24 marzo 2016






Sinossi:

Tessa Cartwright, sedici anni, viene ritrovata in un campo del Texas, sepolta da un mucchio di ossa, priva di memoria. La ragazza è incredibilmente sopravvissuta a uno spietato serial killer che ha ucciso tutte le altre sue giovani vittime per poi lasciarle in una fossa comune su cui pianta dei particolari fiori gialli. Grazie alla testimonianza di Tessa, però, il colpevole finisce nel braccio della morte. A quasi vent’anni di distanza da quella terrificante esperienza, Tessa è diventata un’artista e una mamma single. Una fredda mattina di febbraio nota nel suo giardino, proprio davanti alla finestra della sua camera da letto, un fiore giallo, che sembra piantato di recente. Sconvolta da ciò che quell’immagine evoca, Tessa si chiede come sia possibile che il suo torturatore, ancora in carcere in attesa di essere giustiziato, possa averle fatto trovare un indizio così esplicito. E se avesse fatto condannare un innocente? L’unico modo per scoprirlo è scavare nei suoi dolorosi ricordi e arrivare finalmente a mettere a fuoco le uniche immagini, nascoste per tanti anni nelle pieghe della sua memoria, che potranno davvero riportare a galla la verità…








Opera d’esordio dell’autrice americana Julia Heaberlin, "Gli occhi neri di Susan" è un thriller psicologico che riesce a tenere incollati pagina dopo pagina fino all’ultimo capitolo. Spulciando sul web ho scoperto che ne verrà tratto un film e questo non può farmi che piacere. La vicenda di Tessie, o Tessa come si fa chiamare nel presente la protagonista di questo giallo, inizia quando la ragazza ha solo sedici anni e sopravvive miracolosamente all’aggressione di un maniaco, soprannominato il serial killer delle Susan, perché seppellisce i resti delle sue vittime sotto queste particolari margherite gialle col bottoncini nero (le Black-eyed Susan). Il romanzo è articolato in capitoli narrati da Tessie sedicenne durante le sedute che fa presso uno psicologo, che oltre ad aiutarla a superare il trauma subìto deve anche prepararla per testimoniare al processo contro il presunto colpevole, alternati a capitoli dove è la Tessa adulta che ripercorre la sua vicenda e cerca di fare luce nel vuoto di memoria l’ha colpita dopo la disavventura. La donna, che nel frattempo ha avuto una figlia adolescente, scopre che qualcuno ha piantato le margherite "Susan"  sotto la sua finestra e questo la convince a cedere alle pressioni di un avvocato attivista contro la pena di morte, per collaborare con lui e riaprire il caso. Infatti, scandito come un conto alla rovescia, si sta avvicinando il momento dell’esecuzione del presunto serial killer, un uomo di colore detenuto nel braccio della morte. Chissà se Tessa riuscirà a far luce sull’assassino evitando un terribile errore giudiziario e a superare un trauma mai del tutto superato. 

Non credo che tu sia pazza. Il male arriva su zampine di gatto. Si accovaccia sui suoi fianchi silenziosi e guarda il porto e la città. So che la poesia non recita proprio così. Dovrebbe essere la nebbia ad arrivare su zampine di gatto. La nebbia. Il male. Funziona comunque. Di solito vedi i fari dell’auto che ti vengono addosso quando ormai è troppo tardi 

Come ho accennato all’inizio questo romanzo mi ha avvinto tantissimo, tanto da ultimare la lettura, capitolo dopo capitolo, in breve tempo. Ad affascinarmi in questa storia misteriosa sono stati molteplici fattori: in primo luogo mi ha affascinata il carattere di Tessa, una donna che ha subìto molti traumi nella sua vita, la perdita della mamma in tenera età, essere scampata a morte quasi certa nella fossa delle "Susan", l’allontanamento della sua più cara amica Lydia. E proprio quest’ultima, fin dall’inizio, si rivela essere un personaggio chiave dell’intera storia. Tessa deve convivere con le sue paure del "mostro", perché inconsciamente è convinta che Terrell, che è stato condannato per l’omicidio delle ragazze, in realtà è innocente, e vive nell’ansia soprattutto per l’incolumità della figlia adolescente Charlie. 
Deve convivere inoltre con le "voci"  delle altre giovani vittime del serial killer che chiedono a gran luce verità e giustizia. 
Deve convivere con i sensi di colpa nei confronti di Terrell che è detenuto da diciotto anni nel braccio della morte e aspetta l’esecuzione capitale. 
Si intuisce una vena polemica sulla pena di morte che vige nello stato del Texas, che colpisce soprattutto le persone di ceto basso e di colore, dimostrando che poco è cambiato dai tempi de "Il buio oltre la siepe".

 <<Secondo l'"LA Times" il procuratore generale John Ashcroft intende adottare una "linea più dura" sulla pena di morte. Cosa significa adottare una linea più dura sulla pena di morte? Stiamo già uccidendo quel tizio. In che modo si adotta una linea più dura sulla pena di morte? Cosa si fa, prima gli facciamo il solletico? Gli diamo della polvere urticante? Gli mettiamo una puntina da disegno sulla sedia elettrica?>>. 

Confesso che l’autrice è stata molto brava a portare fuori strada i sospetti e convogliarli nella direzione sbagliata. A metà libro pensavo di avere in mano la soluzione, certezza che si è sgonfiata come un soufflé venuto male. Quello che è venuto a mancare, almeno secondo me, è stato il racconto dettagliato di cosa è successo il fatidico giorno del rapimento di Tessie, lasciando la ricostruzione alla nostra fantasia. A parte questo particolare il romanzo mi è piaciuto molto e lo consiglio vivamente.









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