martedì 31 maggio 2016

L'Angolo di Matesi: "CLAIRE E PHILIPPE"



Nel fare gli auguri di buon compleanno alla nostra Teresa Siciliano, vi presentiamo il suo ultimo, acuto e come sempre preziosissimo articolo: "CLAIRE E PHILIPPE".
Voi conoscete "Il padrone delle ferriere"? Venite a scoprire qualcosa in più!




Il padrone delle ferriere fu pubblicato nel 1882 e a me pare sia alle origini di un topos ricorrente nel romanzo rosa: l’unione, in qualche modo forzata, fra una fanciulla della nobiltà e un borghese, diventato molto ricco grazie al suo lavoro, un’unione che comincia male, ma si trasforma in un grande amore. Per quanto mi riguarda, si tratta di un libro che ha avuto un’importanza fondamentale negli anni della mia adolescenza.
http://www.mondadoristore.it/img/padrone-ferriere-Storia-George-Ohnet/ea978889813793/BL/BL/82/NZO/2decf838-1cdc-4751-8f8c-0ee1f2e8daeb/?tit=Il+padrone+delle+ferriere.+Storia+di+Claire+e+Philippe&aut=George+OhnetPhilippe Derblay è un ingegnere con sorella più giovane a carico. Ha combattuto ed è stato ferito a Sedan, il che gli ha risparmiato di dover partecipare alla repressione della Comune. Dopo la morte del padre ha preso in mano le ferriere di Pont-Avesnes, le ha risanate, ha esteso le sue attività ed è ormai ricchissimo.
L’autore lo rappresenta come un eroe: non solo tratta benissimo i suoi operai che lo adorano, ma all’inizio del romanzo lo vediamo rischiare la propria vita per salvare uno dei suoi dipendenti, che ha avuto un incidente.
Philippe ha incontrato in chiesa (ah! Petrarca) la marchesina Claire de Beaulieu e, pur consapevole della disparità di classe sociale e del fatto che lei è fidanzata con il duca di Bligny, se n’è innamorato appassionatamente.

Claire, che sino allora aveva guardato altrove, fissò quasi duramente Philippe. Era in preda a una collera sorda. Avrebbe voluto trovare parole pungenti e sguardi offensivi per lanciarli contro quel provocatore. Per la sua vigorosa corporatura lei lo trovava volgare, tutto in lui la irritava, perfino il suo taglio di capelli cupo e severo, che gli conferiva un aspetto dignitoso e altero. Nello stesso tempo, come in una rapida visione, la figura del duca passò davanti ai suoi occhi. Distinse in maniera netta la persona elegante ed un po' gracile di Gaston, dal volto allungato, i capelli castani, gli occhi cerulei e la bocca sorridente dai lunghi baffi biondi. Tra Philippe presente e il fantasma del duca, il contrasto era netto. L'uno incarnava nella sua robusta figura la solidità sana della borghesia; l'altro era il tipo perfetto della grazia delicata e lievemente decaduta della nobiltà.

Ma in realtà le cose stanno cambiando rapidamente. Claire non lo sa, ma è diventata povera, come tutta la sua famiglia, e Bligny, che ne è a conoscenza, non solo non si è più fatto vivo, ma sta per sposare la figlia del ricchissimo Moulinet.
In una serie di scene ad alta tensione la protagonista scopre di essere stata abbandonata dal duca. Nel suo smisurato orgoglio, finge di non aver mai dato importanza a quell’amore di cugini e offre la propria mano a Derblay. La parte più struggente del romanzo è quella che descrive il breve fidanzamento: Philippe è timido e impacciato, non ha il coraggio di esprimere il sentimento che domina il suo cuore e non si rende conto che Claire è in preda ad un’isteria travolgente. La notte di nozze sarà terribile per entrambi: davanti alla donna che gli si rifiuta e lo insulta, offrendogli la sua dote (una dote che non ha) in cambio del proprio corpo, Philippe prende atto che la sua vita è finita, ma si ripromette di domare la moglie, anzi di spezzarla.
La stessa notte Claire viene colpita da una grave malattia: mi pare che nell’edizione Salani di anni fa venisse chiamata febbre cerebrale, mentre quella digitale odierna la definisce meningite. Di qualunque cosa si tratti, Philippe cura la moglie per settimane e mesi con grande dedizione, ma, quando finalmente Claire si riprende, cambia del tutto atteggiamento e conduce una strategia implacabile per sottometterla.
Tutta la situazione ad una lettrice di oggi appare davvero inverosimile: l’uomo che balbettava di fronte a Claire all’improvviso diventa duro ed inflessibile. La umilia continuamente, anche se solo in privato. E questo contrasto fra la sua freddezza gelida quando sono da soli e la sua generosità e premura in pubblico fa soffrire atrocemente la giovane donna. Il momento più terribile si verificherà quando rifiuterà al cognato Octave la mano di sua sorella, facendo intendere a sua moglie che non si fida di lui perché teme il sangue dei Beaulieu.
In tutta la seconda parte della vicenda Philippe dà prova di un grande sadismo. Perfino la mattina prima del duello con il duca di Bligny, si rifiuta di lasciare a Claire perfino una speranza precisa, perseguendo fino in fondo la sua campagna di sottomissione psicologica. Solo il supremo sacrificio della moglie che interpone la propria mano fra la pistola di Gaston e il marito gli permetterà, bontà sua!, di salvare la faccia e risolverà finalmente la situazione.

— Dimmi una sola parola, una sola... rispondimi... mi ami?
  — Sì, ti amo. In te c'erano due donne. Quella che mi ha fatto tanto soffrire non esiste più. Tu, sei tu, quella che io non ho mai smesso di adorare.
Gli occhi di Claire si riempirono di lacrime, si aggrappò disperatamente a Philippe. Le loro labbra si unirono in un'inesprimibile estasi, e così si scambiarono il loro primo bacio d'amore.

Poco convincente, non vi pare?
In realtà oggi capisco che Ohnet ha in qualche modo una doppia faccia. Da una parte ammira le capacità e la dirittura morale di alcuni borghesi, anche se Moulinet, ad esempio, manca non solo di stile, ma anche di acutezza, oltre che di generosità. Dall’altra disprezza l’aridità, la mancanza di principi, l’immoralità dei nobili, in testa a tutti il cinico Bligny. Però, nei confronti di Préfont con le sue manie di scienziato e il suo senso dell’onore, non può evitare di mostrare una certa simpatia e Octave è quasi completamente borghesizzato.
Quello su cui l’autore è spietato come il suo protagonista è la volontà di confinare la donna in una posizione nettamente subordinata al marito (non per niente parla più volte dell’esigenza che sia umile e sottomessa).
Insomma, dopo averlo riletto oggi in una traduzione piena di improprietà, addirittura non capisco più perché da ragazzina amassi tanto questo romanzo, quando perfino i famigerati Delly avevano saputo inventare donne molto più forti e dignitose, capaci di rivendicare, anche all’interno di una rigida concezione cattolica del matrimonio, almeno il loro diritto a realizzarsi come esseri umani.

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1 commento:

  1. Matesi, anch'io ho adorato quel romanzo ma, come hai detto, eravamo solo ragazzine. Credo lo rileggerò per farmi anch'io una nuova idea.
    Grazie di averne parlato.
    Miriam Formenti.

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