giovedì 5 maggio 2016

Recensione: "PISTA NERA" di Antonio Manzini.







Genere: Thriller
Editore: Sellerio Editore Palermo
Pagine: 278
Prezzo: € 8.99 (e-book); € 11.05
Uscita: 31 Gennaio 2013










Sinossi:

Un vicequestore nato e cresciuto a Trastevere, che odia lo sci, le montagne, la neve e il freddo viene trasferito ad Aosta. Rocco Schiavone ha combinato qualcosa di grosso per meritare un esilio come questo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. È violento, sarcastico nel senso più romanesco di esserlo, saccente, infedele, maleducato con le donne, cinico con tutto e chiunque, e odia il suo lavoro. Però ha talento. Una rilettura della tradizione del giallo all’italiana, capace di coniugare lo sguardo dolente del neorealismo e la risata sfrontata di una commedia di avanspettacolo.









"La sai una cosa Alberto? Questa è una rottura di coglioni livello 10 cum laude." "Sarebbe?" "La madre di tutte le rotture di coglioni".

Ci sono mille ragioni diverse per scegliere un romanzo, io questo l’ho scelto per la sua ambientazione. Conosco molto bene le zone in cui è ambientato il romanzo e volevo vedere se l’autore era riuscito a rendere giustizia alla Val d’Ayas e in generale alla Valle d'Aosta.
Protagonista di questo romanzo è il Vicequestore (non chiamatelo Commissario per carità!) Rocco Schiavone, originario di Roma trasferito o forse dovrei dire spedito in punizione nella Valle.
Il commissariato si trova ad Aosta, il cadavere è in Val d’Ayas e non in centro paese ma nella zona del Crest, al termine di una bella funivia che collega il paese di Champoluc con le piste da sci. Siamo in inverno e il freddo e la neve la fanno da padroni. Rocco è estremamente disturbato dal freddo: nonostante siano già quattro mesi che vive in montagna, non ha ancora acquistato né gli abiti né le scarpe adatte e questo aumenta il suo nervosismo.
Al di là delle difficoltà logistiche il Vicequestore dovrà riuscire a dialogare con gli abitanti del paese, schivi e diffidenti nei confronti di un forestiero. Il tutto è complicato dal fatto che il cadavere è stato ritrovato dopo il passaggio di un gatto delle nevi per cui il primo problema per l’investigatore è l’identificazione della vittima.
Il Vicequestore ha un gruppo di collaboratori, la maggior parte dei quali però lo irritano o lo indispongono creando anche situazioni comiche per il lettore. Italo Pierron è l’unico agente che riesce a collaborare con lo scorbutico Schiavone. Si tratta di una strana coppia, i due si conoscono da poco e in questa prima indagine che conducono insieme cercano di pesarsi vicendevolmente.
Rocco Schiavone è un personaggio davvero difficile con più ombre che luci sia nel suo passato che nel suo presente. È un uomo collerico, arrabbiato con la vita, ma quando indaga riesce ad incanalare la sua energia in modo positivo. La sua vita al di fuori del lavoro è praticamente nulla, vive in punizione, isolato da tutto e tutti. Non immaginate però un uomo pentito per i fatti che lo hanno portato al trasferimento, nella sua vita c’è un grande dolore che in questo romanzo viene solo citato: l’autore mantiene il riserbo.
Il finale del romanzo è a mio giudizio una rivisitazione riuscita del finale dei gialli classici dove l’ispettore raccoglie in un unico luogo tutti i sospettati e ripercorre l’intera indagine incastrando il colpevole.
 Manzini mi ha conquistato per lo stile diretto e le descrizioni accurate dei luoghi che tanto amo. Il giallo è ben costruito e arricchito da personaggi complessi e ben caratterizzati. Rocco Schiavone ha ancora tanto da raccontare, e io leggerò ancora delle sue indagini e dei suoi tormenti personali.










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