sabato 4 giugno 2016

Recensione: "THAT'S AMORE" di Elisa Formenti.






Genere: Romanzo Contemporaneo
Editore: Self Publishing
Pagine: 199
Prezzo:€ 0.99 (e-book)
Uscita: 23 luglio 2014









Sinossi:

La seconda edizione di That's Amore è ora disponibile. Per i lettori: ancora più briosa e coinvolgente! Clizia è una ragazza di ventun anni, tenace, brillante, con la battuta pronta e autoironica. Non si piace: fianchi rotondi, guance morbide e lentigginose su una pelle talmente chiara da essere diafana. Quando Pietro, il padre, viene a mancare Clizia precipita in un baratro di tristezza, perde la voglia di vivere e di migliorarsi. La laurea diventa un puntino lontano sull’orlo di quel precipizio, ma lei non si arrende e risale la china. 
Dopo la laurea, si butta a capofitto a spulciare annunci e spedisce centinaia di curricula. Risultato: nessuna risposta. Clizia si prodiga nei lavori più svariati: pulizia dei videoterminali, scrittrice di biglietti per biscotti della fortuna, cassiera, factotum nei fast food, donna sandwich, lavapiatti e cameriera in uno dei ristoranti più lussuosi di Bologna, il Très Bien. 
Proprio in questo microcosmo, quando la goffaggine sfugge al suo controllo, Clizia ha un’intuizione. Decide di coglierla. Si licenzia. Da questo momento il destino intreccia i fili della vita e dell’amore. Imprevisti, curiosità, coincidenze, incontri inaspettati, rivelazioni, incomprensioni, chiarimenti sono le spezie che insaporiscono stima, amicizia, affetto e amore in questo romanzo che si svolge tra le vie di Bologna e i boulevard parigini.





Quella per la cucina è una passione che coinvolge tutti i sensi, un po’ come dovrebbe essere con un’ opera d’ arte. 
Clizia è un’ artista in questo senso: dopo aver appreso le regole dal padre e dopo averne ereditato il talento, cerca un lavoro in questo settore nonostante la laurea in biologia. A sostenerla nella vita c’ è la sua migliore amica, Marghe, una giovane donna diametralmente opposta alla protagonista. 
Quando anche il lavoro arriva, manca solo una cosa nella vita di Clizia: l’ amore. Un amore che non arriva un po’ per la ritrosia e la timidezza tipiche del carattere della protagonista, un po’ per sfortuna. Quando, però, esso bussa alla sua porta non ci sono santi che tengano. Stravolge e travolge, ma soprattutto confonde. 
Lui è Davide, un uomo con passioni e difetti affini a Clizia. Un artista che si innamora prima del profumo della donna, poi della donna stessa. 
La domanda che mi sono posta a un certo punto è stata: “Riusciranno questi due timidoni a completare la loro ‘ cottura’ e completare la cena?”... per dirla in gergo culinario. Clizia e Davide continuano a incontrarsi e scontrasi come in una commedia degli equivoci. Ogni cosa sembra condurli l’ uno dall’altra, ma sembra più che siano destinati a percorrere strade diverse e non la stessa. 
Proprio per questo continuo susseguirsi di piccoli intoppi, voglio parlarvi prima di Davide. Si capisce subito che è un uomo bellissimo e inaccessibile. Non inaccessibile alla Christian Grey, più un uomo bello e impossibile che ti fa sciogliere. Il fatto che egli sembra non rendersene sempre conto, a causa della sua insicurezza, è solo un dettaglio che si apprende molto dopo. 
Timido e succube di un padre autoritario, Davide pratica la sua professione (che non vi dico intenzionalmente sennò vi brucio tutta la scoperta), sia per passione che per ripicca. A differenza di Clizia che diventa cuoca per scelta e con tantissimo sudore della fronte. Davide colpisce positivamente e la sua descrizione accurata, soprattutto caratterialmente, non ha fatto che accentuare la mia simpatia per lui. 
Meno simpatica ma descritta ugualmente bene è Clizia. Meno simpatica solo a causa della sua terribile testardaggine. È testarda fino a diventare ottusa e il suo bisogno di chiudersi in se stessa per paura di soffrire travolge lei e i lettori facendo venire voglia di darle una bella sculacciata. 
È decisa su tutto tranne nei rapporti tra esseri umani. Si preoccupa, si chiude a riccio, si arrabbia, ma non cede mai. Di buono ha che non si arrende e lotta per raggiungere i propri obiettivi. 
Nel complesso i due personaggi mi sono piaciuti molto e sono stati messi insieme in maniera davvero magistrale. Leggendo di loro ho sorriso e mi sono intenerita, mi sono arrabbiata insieme a loro e con loro. La storia è coinvolgente e gustosa, visto anche lo sfondo culinario. 
Il difetto che ho riscontrato, ed è il motivo delle mie tre stelline e mezza e non quattro, è che lo stile non è fluido a causa di due cose: la prima è l’ uso, appropriatissimo ma eccessivo, di termini tecnici o complessi che interrompono il flusso della storia. Il secondo punto “a sfavore” è che in alcuni tratti il libro è stato un po’ prolisso. Nulla di noioso o insopportabile, credo solo, dal basso della mia esperienza, che si sarebbe potuto snellire un po’ limitando delle descrizioni o accorciando le lagne di Clizia. 
Tuttavia è un libro che mi sento di consigliare perché ha un lieto fine plausibile ed è piacevole da leggere.






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