sabato 16 luglio 2016

Recensione: "LE ANIME BIANCHE" di Frances Hodgson Burnett





Genere: Narrativa per ragazzi
Editore: Panesi
Pagine: 78
Prezzo: € 1,99 (ebook) - € 8,00
Uscita: 23 dicembre 2015










Sinossi: 
Ysobel è una ragazzina timida e minuta che non ha mai conosciuto i genitori e vive, assieme ai tutori Jean Braidfute e Angus Macayre, in un castello dall’aspetto austero immerso nella desolata brughiera scozzese. Fin dall’infanzia, la bambina mostra di essere dotata di un particolare “dono” che la rende diversa da tutti gli altri bambini; ella ha il “potere di vedere oltre le cose” e di entrare in contatto con le anime dei defunti, ormai libere dalle sofferenze e dalle paure dell’esistenza. “Le anime bianche” (“The White People” nella versione originale) è un romanzo breve in cui la celebre autrice dei ben più conosciuti “Il piccolo Lord” (1886) e “Il giardino segreto” (1911) presenta, attraverso gli occhi della propria protagonista, le sue personali considerazioni circa ciò che attende l’uomo dopo la morte. Si tratta di un racconto carico di motivi gotici, di verità e saggezza, in cui emergono non soltanto il talento narrativo dell’autrice ma anche alcuni dettagli che rimandano al personale rapporto con il suo primogenito e con la religione.









Le anime bianche è un romanzo breve‚ scritto da Frances Hodgson Burnett, l’autrice de “Il piccolo Lord” e “Il giardino segret”, che affronta tematiche misteriose e gotiche. Ysobel, la giovane protagonista, non ha mai conosciuto i genitori e vive in un castello scozzese con la sola compagnia dei suoi tutori Jean Braidfute e Angus Macayre. Fin da bambina‚ inizia ad avere contatti con strane presenze che lei chiama ‘Anime bianche’, dotate di una bellezza eterea e una specie di aurea evanescente. Infatti, a soli sei anni, durante una scampagnata nella brughiera che circonda il maniero, fa uno strano incontro con una bambina caratterizzata da un pallore innaturale e da capacità telepatiche, oltre che da una bellezza fuori dal comune. Ysobel non considera ‘strano’ il suo dono e cresce serena grazie all’affetto dei fedeli tutori che accettano lo strano dono che la caratterizza.
In occasione di un viaggio a Londra‚ ospite di un lontano parente, fa la conoscenza con uno scrittore, Hector McNairn, già apprezzato dalla giovane grazie alla lettura dei suoi scritti.

Ma c'era un uomo che non scriveva come se credesse che il mondo fosse cominciato e sarebbe finito con lui. Sapeva di essere solo un uomo, e parte di un tutto più ampio e complesso. Il suo nome era Hector MacNairn. Era scozzese ma aveva vissuto in molti paesi. La prima volta che lessi uno dei suoi libri, trattenni il respiro per la gioia, ancora e ancora. Sapevo di aver trovato un amico, anche se non avevo alcuna probabilità di poterlo incontrare di persona.

Tra i due nasce una singolare e tenera amicizia e quando Ysobel confida allo scrittore le sue visioni, questi si interessa ancora di più alla giovane, presentandola a sua madre, con la quale vive un rapporto intenso e quasi simbiotico.
Veniamo a scoprire che Hector soffre di una malattia cardiaca che lo porterà inevitabilmente verso la morte, quindi lui e la madre traggono conforto dalla certezza che ha Ysobel di poter comunicare con le anime di coloro che ci hanno lasciato ma che‚ in qualche maniera, continuano a starci vicine.
Ho letto questo breve romanzo tutto d’un fiato e mi ha trasmesso delle belle sensazioni di dolcezza e di conforto. Essendo una storia che parla in un certo modo di ‘fantasmi’ ci potremmo aspettare un’atmosfera cupa e desolata, invece la Burnett, di cui avevo letto “La piccola principessa”da bambina, ci presenta una favola consolatoria e rasserenante. Leggendo una breve biografia della scrittrice‚ ho scoperto che ad un certo punto della sua vita ha subìto il lutto più difficile‚ la perdita di un figlio di soli 15 anni, quindi questo romanzo può essere considerato come la sua personale elaborazione del terribile dolore.
Mi ha colpito molto il rapporto che ha Ysobel con il castello, l’immensa libreria in particolare, e con la brughiera che lo circonda; qui la giovane donna si sente protetta e al sicuro, molto più che in una città caotica e mondana come Londra.

Non credo giocassi in modo strano. Penso che il mio modo di passare il tempo fosse simile a quello di tutte le bambine che si divertivano da sole. Ero solita cercare un angolo tra i cespugli e far finta che fosse casa mia e che vi fossero tanti piccoli amici che si univano a me per giocare insieme. Ricordo solo una cosa che si distingueva dai classici svaghi da bambini. L'abitudine che avevo di starmene seduta a lungo ad ascoltare. Era ciò che chiamavo "ascolto". Prestavo attenzione a ciò che accadeva nella brughiera, aspettando che emettesse qualche suono che avrei potuto comprendere. Sentivo che avrei potuto riuscirci se fossi rimasta là immobile e attenta abbastanza a lungo.

Un’altra particolarità della ragazza è la sua serena accettazione della perdita dei genitori: lascia intendere‚ infatti‚ che la mamma, in seguito alla morte dell’amatissimo marito, una volta portato a termine il parto, decide quasi ‘volontariamente’ di seguirlo.
La parte più commovente è sicuramente la scena che avviene durante il viaggio che la ragazza fa in treno verso Londra: ad un certo punto sale sulla vettura una giovane donna vestita a lutto che piange la morte del suo bambino, quello che solo Ysobel riesce a vedere è la presenza del piccolo che cerca di consolare la mamma, rimanendo purtroppo ignorato.

Il piccolo stava cercando di farlo a modo suo, del tutto ingenuamente. Si strinse al suo fianco, alzò lo sguardo implorante, le baciò il braccio e le gramaglie più e più volte, e tentò di attirare la sua attenzione. Era una piccola creatura bella come un giglio, che non aveva più di cinque o sei anni ed era forse troppo giovane per esprimere ciò che intendeva dire. Poteva solo aggrapparsi a lei e baciare il suo vestito nero, e sembrava pregarla di ricordare che lui, almeno, era vivo. Ma la madre era troppo assorbita dalla sua angoscia per ricordare che fosse al mondo. Non lo guardò né toccò, e alla fine il bambino si mise seduto e appoggiò la guancia contro la manica, accarezzandole dolcemente il braccio e baciandola con nostalgia, di tanto in tanto.


Scritto in maniera avvincente e semplice allo stesso tempo, ne consiglio indubbiamente la lettura a tutti e‚ prestandosi a vari livelli di interpretazione‚ si può leggere a tutte le età!







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