mercoledì 20 luglio 2016

Recensione: "VOLEVO TANTO CHE FOSSI TU" di Megan Maxwell.






Genere: Romance
Editore: Tre60
Pagine: 464
Prezzo: € 9.99 ebook - 16,40 cartaceo
Uscita:  12 Maggio 2016









Sinossi:

In sella alla sua Honda CBF 600, Marta Rodriguez riesce a ritrovare l’entusiasmo e la voglia di divertirsi, sebbene abbia avuto un passato tutt’altro che facile e si sia ritrovata a crescere una figlia completamente da sola. Nel traffico di Madrid, infatti, deve destreggiarsi per riuscire a raggiungere in orario Lola Herrera, l’atelier dove confeziona splendidi abiti da flamenco. Ma, proprio quando ogni cosa sembra andare per il verso giusto e Marta pare aver trovato un nuovo equilibrio, tutto viene messo in discussione dall’incontro con Philip Martinez, un uomo d’affari arrivato dall’Inghilterra. Philip è biondo, distaccato ed incredibilmente elegante: l’esatto opposto del tipo di uomo da cui Marta si sente attratta. Ma gli basterà un sorriso per fare breccia nel suo cuore. Se soltanto non fosse il figlio del suo cliente più importante…





Credo che con questa recensione posso dire addio ai romanzi di Megan Maxwell o per lo meno dire un lungo arrivederci. Non riesco a leggere senza notare che gira e rigira i personaggi femminili, le spagnole, sono sempre le stesse teste calde, grintose, spiritose ma anche alquanto eccessive nei modi di dire e di fare mentre gli uomini, gli anglosassoni, sono sempre freddi iceberg dal cuore vulcanico. Ricordo di essermi imbattuta in un simile cliché con i romanzi di un’altra scrittrice erotica, Lora Leigh, ma anche con Megan Maxwell, ripetiamo le stesse formule. Non leggo novità e non vedo molta differenza tra questo romanzo e altri già letti. Mi sono annoiata e questo la dice tutta. 
La storia è sempre la stessa: Marta si imbatte nel bellissimo, ricchissimo ed educatissimo Phil, con il quale si concede più di un incontro da amici di letto. Per entrambi però questo ruolo va stretto e, senza confessarlo subito, cercano di superare l’impasse. La novità della storia è la figlia diciassettenne di Marta che porterà alla rottura tra i due innamorati. L’adolescente ha una grave colpa, ma è anche abbastanza matura per ammettere i suoi errori e permettere così che l’happy end possa avere luogo. 
L’esuberanza dell’animo spagnolo la fa da padrone, il che non è una condanna della cultura, anzi, ma per uno spirito pacato come il mio tale vitalità, a volte, non è digeribile. Non riesco ad accettare Marta quando attacca per non essere attaccata, si difende arrivando al limite della maleducazione e la reazione di Phil è fin troppo contenuta perché anche un’impassibile bretone l’avrebbe mandata volentieri a quel paese dopo aver sentito le varie invettive gratuite dispensate a piene mani. Il suo spirito caliente sembra trovare pace solo quanto Phil, qualche volta, riesce a zittirla con un bacio o quando sono in atteggiamenti intimi. Quella è la Marta che mi piace, pacata ma riflessiva, senza che le passioni inesplose la facciano ‘sragionare’. 
Da lodare è il suo spirito battagliero, quello di chi ha vissuto un’infanzia terribile, coronata con un futuro da ragazza madre, e di chi ha visto la luce in fondo al tunnel grazie alla presenza di Lola, il futuro datore di lavoro e poi futura suocera. Marta è multifunzionale nel ruolo di madre, amante, amica, donna. Ha tanto da dare, ma personalmente penso che sia stato un po’ troppo amplificato tutto il suo mondo. 
Spunti di riflessione ce ne sono, soprattutto quando si parla dell’educazione dei figli adolescenti e delle loro manie di opposizione/disobbedienza, odiosi nella loro falsa saccenza. Il romanzo ci presenta due situazioni agli antipodi, quella di Marta e quella di Vanesa, ma per il resto credo che non ci sia niente da dire. 
I personaggi secondari sono per la maggior parte una fotocopia di Marta: spagnoli, colleghi, dallo spirito indomito e alla ricerca di quello che rende la vita piacevole e divertente. Esasperanti quanto la protagonista, ma anche capaci di pillole di saggezza. 
Buona lettura agli estimatori della signora Maxwell.









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