sabato 6 agosto 2016

Recensione: "ETERNAL WAR - GLI ESERCITI DEI SANTI" di Livio Gambarini.







Genere: Romanzo Storico
Editore: Acheron Books
Pagine: 257
Prezzo: € 4,00 (e-book); € 12,00
Uscita: 2 giugno 2015











Sinossi:

Firenze, tredicesimo secolo. La guerra tra Guelfi e Ghibellini distrugge intere famiglie. Tutta la Toscana è sconvolta, ma le due fazioni non sanno che la loro guerra è solo il pallido riflesso di uno scontro che dura da secoli tra i misteriosi abitanti delle lande dello Spirito.
Con ogni mezzo a sua disposizione, Kabal, spirito guida della famiglia Cavalcanti, trama per non soccombere e conquistare il potere. Ha un asso nella manica: il suo nuovo capofamiglia umano, il guerriero e poeta Guido Cavalcanti. Per salvare la sua città e coronare il suo sogno d'amore, Guido dovrà inseguire il sogno di una pace impossibile, e in questo lo aiuterà un giovane e timidissimo poeta, di nome Dante Alighieri...
Guerra, tradimenti, intrighi e magia in perfetto equilibrio tra la ricostruzione storica e il fascino di ciò che si cela dietro le quinte dell'umanità. “The Eternal War – Gli Eserciti dei santi” è la risposta fantasy a "House of Cards", con la cornice fiorentina della Divina Commedia.



Ho adorato il contesto storico, inedito nel panorama fantasy (almeno tra le mie letture): Firenze durante la disputa tra Guelfi e Ghibellini. Non mi aspettavo la verità storica assoluta. Di solito letture di questo genere sono romanzate. È così anche in questo caso. Eppure è stato emozionante per me rivivere quell’epoca e conoscerne i protagonisti, seppur rielaborati. Anzi, mi è piaciuta la rielaborazione: ha reso la realtà più avvincente e fantasiosa.
La storia segue la famiglia Cavalcanti e si centra sul suo esponente più illustre: Guido Cavalcanti. Passato alle cronache come poeta, nel libro viene presentato come giovane dal temperamento passionale, che si distingue per fermezza, senso dell’onore e della giustizia, nonché come guerriero. Insomma, un bel tipo, che sarà apprezzato dalle lettrici. La passione per la poesia gli permette di incontrare colui che diventerà tra i più grandi poeti italiani: Dante Alighieri. Il loro incontro e il modo in cui viene presentato il Dante adolescente, mi hanno divertito! Scanzonata anche l’apparizione della prediletta di Dante, Beatrice, presentata come coetanea e amica di Dante. Non manca quindi qualche riferimento poetico e alle tenzoni sull’arte poetica, che spiegano i protagonisti letterari e lo stile. Interessante la scelta di aprire i capitoli con versetti autentici, come a spiegare l’andamento della storia. Originale e simpatica la presentazione di un famoso componimento di Dante.
L’elemento fantasy è l’aspetto che più colpisce e che ho apprezzato. Alla Materia, la realtà, si innesta lo Spirito, la dimensione spirituale: strepitosi i personaggi che la animano! Le famiglie nobili fiorentine e la città di Firenze sono guidate da spiriti e Santi: curioso e innovativo “il sistema” proposto, dal modo in cui agiscono “gli spiriti-guida” alla gerarchia. Ho trovato divertente la presenza di spiriti e spiritelli minori! Ci sono persino spiriti che partecipano alle battaglie e spiriti malvagi. Mi è piaciuto lo spirito di San Pietro (peccato compaia poco). È presente anche qualche riferimento alla magia. Insomma, un mix riuscito tra cultura cristiana e folclore dell’antichità romana. Anche la categoria degli “spiriti-guida” è ibrida: appartiene al cristianesimo, ma allude alla condizione di divinità. Forse l’autore ha voluto sottolineare che, in fondo, le culture si intrecciano e si appartengono, quindi sono tutte parte di un'unica “essenza”.
Tra gli “spiriti-guida” spunta il protagonista: Kabal, custode dei Cavalcanti. Irriverente, scaltro e pratico, è l’emblema dell’indole da mercante, che caratterizza i Cavalcanti: le sue azioni (o meglio, azzardi) sono finalizzate al prestigio della famiglia, quindi al proprio tornaconto, destreggiandosi con la lealtà alla fazione e ai valori della sua “specie”. L’ho adorato, non solo per il carattere, ma anche perché è critico verso la Chiesa dell’epoca.
Lo stile è uno dei motivi che rendono la lettura piacevole: è sobrio, diretto e presenta una sfumatura ironica. Questa ironia affiora soprattutto durante le vicissitudini nella dimensione spirituale, mentre lo stile è più compassato quando interessa la realtà storica e i Cavalcanti.
Tuttavia ho trovato un aspetto che non mi ha convinto e che mi ha costretto ad abbassare il voto. Un romanzo ambientato in epoche passate dovrebbe utilizzare un lessico appropriato alla realtà storica. Nel caso di Eternal War, manca questa prerogativa (volutamente?). E così, per esempio, il “voi” scompare quasi del tutto per approdare al comune “tu”. Nel complesso ho trovato un lessico vicino all’attualità, a volte troppo. Approvo un linguaggio più scanzonato e colloquiale nella dimensione spirituale, considerate le dinamiche che la caratterizzano, ma fino ad un certo punto.
Insomma, mi sono innamorata del libro per il connubio tra fantasy e Storia. La vicenda segue uno tra i periodi storici italiani che prediligo e delinea un fattore fantasy innovativo e intrigante. Il coinvolgimento è stato tale che sentivo il bisogno di continuare la lettura quando la interrompevo! Per cui, secondo me, l’opera di Livio Gambarini si presenta bene nel panorama fantasy Made in Italy, ma risente dell’incertezza che ho riscontrato nello stile. 








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