lunedì 22 agosto 2016

Recensione: "IL NASCONDIGLIO" di Amy Lane






Genere: M/M, Contemporaneo
Editore: Dreamspinner Press
Pagine: 229
Uscita: 19 Aprile 2016
Traduttore: Caterina Bolognesi









Sinossi:
L’infanzia di Terrell Washington è stata una tripla schifezza: non c’è nessun vantaggio a essere nero, gay e povero in America. Terrell si è fatto strada fuori dal ghetto solo per colpire un soffitto di cristallo e trovarsi imprigionato nel ristorante di una popolare catena a fare il barista con una laurea in giornalismo. L’unica nota positiva è Colby Meyers, un suo collega che non ha paure o inibizioni e che non conosce limiti. Terrell e Colby passano l’estate al fiume e le loro pause sul retro del Papiano. Per quanto Terrell sia terrorizzato all’idea di uscire allo scoperto, gli è impossibile stare lontano dal magnetico sorriso di Colby e dalla sua risata contagiosa.

Ma Colby ha finito l’università, adesso, e ha grandi progetti per il futuro… progetti che Terrell è certo che lasceranno il suo nero culo secco nella polvere di Sacramento, fino a un momento mozzafiato, rubato nel mezzo del caos del ristorante, che gli dice che potrebbe sbagliarsi. Quando quell’istante viene infranto da un mistero e da un atto di violenza, Terrell e Colby rimangono con due rompicapi da risolvere: chi ha ucciso quel furfante del loro capo e come potranno far confluire le loro vite, il loro nero e il loro bianco, in un unico scintillante futuro? 




Come sempre Amy Lane riesce a far breccia nel mio cuore scatenando tutta una serie di emozioni: tristezza, felicità, amarezza, speranza nel futuro.
I suoi libri sono sempre forti e veri, in alcuni casi crudi, tutti trattano tematiche scomode pur restando un inno alla ricerca dell'amore e della felicità.
La vena sadica dell'autrice è presente anche in questo romanzo: Amy si accanisce sul povero  Terrell.
Terrell è un giovane afroamericano laureato in giornalismo che purtroppo è costretto a lavorare come barista nel ristorante/locale nel quale si guadagna da vivere fin dai tempi della scuola.
Terrell ha pochissimi amici, nessun confidente a cui confessare il suo più grande segreto: oltre che essere povero, avere dei seri problemi di salute a causa della malnutrizione sofferta da bambino, “negro” in un mondo governato da bianchi per i bianchi, il giovane uomo è anche gay, ovviamente non dichiarato. La legge del ghetto è spietata: nessun “negro” può essere gay; non esistono gay di colore perché se esistessero sarebbero sicuramente morti e quindi i “negri” gay non esistono!
L'unico raggio di sole di Terrell è il giovane collega Colby, con il quale condivide dieci minuti di pausa al giorno:

Il sorriso di Colby fu… Dio. Un vero raggio di sole in quella stanza semibuia. “Sei  felice  quando stai con me. Vuoi sapere perché  non mi hai mostrato il tuo lato oscuro, T? È  perché è molto più luminoso quando sei qui con me.” Terrell  chiuse  gli  occhi,  ma  quel  sorriso  gli  era  già  entrato  dentro, prendendo posto nel suo cervello, da  dove  non  avrebbe  più  potuto  essere rimosso. Mentre aveva ancora gli occhi chiusi, Colby lo baciò e lo baciò e lo baciò ancora, e Terrell aprì la bocca e lasciò che quell'uomo entrasse in lui perché  la  sua  anima  era  nuda  come  il  suo  corpo  e  Colby  era  l’unica coperta che avesse.”

Colby ha limpidi occhi azzurri, la carnagione bianchissima e i capelli biondo scuro; è un ragazzo sicuro di sé, con la speranza di salvare Terrell, di farlo uscire dal nascondiglio che si è costruito per non venire ulteriormente ferito dalla vita.
Colby è Captain America per Terell, sempre pronto ad aiutare gli altri senza chiedere nulla in cambio.
Terrell è abituato a vivere nell'oscurità e nello squallore anche la sua pseudo vita sessuale: rapporti frettolosi al buio, sempre in guardia per evitare brutte sorprese; non è abituato alla dolcezza e gentilezza, e Colby è LA GENTILEZZA:

Colby  lo  fece  e  non  fu  altro  che  gentile,  così  gentile  che  per un momento  Terrell  desiderò  il  dolore  e  la  crudezza.  Non  sapeva  come reagire alla gentilezza. Gli faceva tremare le mani,  cominciava a vedere le stelle e rendeva il piacere, quel lento e inesorabile piacere che sentiva nel sedere, molto più grande di quanto avesse mai creduto possibile...
“Tutto bene?” gli chiese, baciandogli il sudore sulla mascella e sulla tempia. “Benissimo,”  lo assicurò  Terrell,  ma suonava come una bugia. Era disastroso, catastrofico e annientante. E Dio, o  Dio, voleva così tanto farlo di nuovo!”

Mentre leggevo questa struggente storia non ho percepito il senso di oppressione che talvolta ho provato leggendo alcuni libri della Lane, e forse il motivo è proprio la presenza radiosa e positiva di Colby: è davvero un principe azzurro per Terrell. 
Accanto a Colby troviamo non solo una coppia di genitori comprensivi e liberali che appoggiano in tutto e per tutto il figlio, ma anche una sorella maggiore simpaticissima e avvocato penalista d'assalto, ma con un pessimo gusto nello scegliere i nomi per i due gatti di casa!
Nel libro c'è anche una discreta trama gialla con un omicidio da risolvere e un innocente da far uscire dal carcere, imprigionato a causa dei suoi precedenti penali e del colore della pelle.
Mi ha davvero stupito come l'autrice sia stata capace di dare voce al problema della discriminazione razziale che purtroppo è ancora una piaga molto diffusa in tutto il mondo.
Amy Lane ha la straordinaria capacità di riportare il suo vissuto nella trama del libro, attraverso i suoi personaggi, e Colby è il veicolo giusto per dare nuova speranza e per far felice Terrell:

Ti sto mostrando i miei segreti, T. Ci conosciamo da un anno. Mi hai  parlato di tua madre,  della  tua  infanzia,  del  terribile  professore  di seconda  superiore  e  di quella  fantastica  di  quarta  superiore.  Ho  imparato molto  più  di  quanto  avrei  immaginato  sull’essere  un  nero  in  America  e, sospetto, più di quanto vorrai mai dirmi sull’essere gay. Non credi che mi sia guadagnato la tua fiducia?”

Chi ha la felicità la dà sempre per scontata ma, prima di trovare Colby, per Terrell è sempre stata solo un miraggio e un sogno impossibile, non gli sembra vero che Colby lo voglia vedere semplicemente felice tra le sue braccia:

T’importa,”  disse,  sentendosi  stupido.  “T’importa  davvero  che  io sia felice.” “Ma certo.” Terrell  sorrise.  “Colby,  non  ho  parole.  Solo…  basta  che  lo  sai,  va bene?” La mano di Colby si sollevò e si fuse con quella di Terrell, e  lui  non guardò  le  loro  dita  unirsi.  Sì,  erano  nere  e  bianche,  avvinte  come  un ricciolo di gelato  a  due gusti su di un cono, e il fatto era che non avrebbe mai potuto renderle meno dolci di così.”

Che dite? Riuscirà Terrell a smettere di farsi troppe “seghe mentali”, credere all'amore di Colby e finalmente uscire da ogni suo nascondiglio?
A me piace pensare anche che forse in tutti noi è presente il gene di Captain America proprio come in Colby: è latente ma pronto aduscire allo scoperto per poter cambiare il mondo, un passo alla volta.






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