mercoledì 28 settembre 2016

Recensione: "DRIVEN. 1. GUIDATI DALLA PASSIONE" di K. Bromberg





Genere: Erotico
Editore: Fabbri Editore
Pagine: 400
Prezzo: € 16,90
Uscita:  6 Ottobre 2016










Sinossi:

Rylee è una giovane sognatrice che lavora in un orfanotrofio. Colton è un pilota miliardario ed egocentrico, abituato a ottenere tutto quello che desidera. Nessuno dei due lo avrebbe mai creduto possibile, ma tra loro è scattata subito la scintilla. Quando però la relazione sembra pronta per il passo successivo, entrambi devono fare i conti con la propria storia. Riuscirà Rylee a lasciarsi andare dopo il dolore provato per la morte dell'ex fidanzato? E Colton sarà in grado di aprirle il proprio cuore nonostante abbia passato una vita intera a crearsi una corazza? Questa è la sfida che dovranno vincere per far sì che la passione si trasformi in amore...



La serie DRIVEN è così composta:
1. GUIDATI DALLA PASSIONE (Driven)
2. Fueled
3. Crashed
3.5 Raced
4. Aced
5. Slow Burn
6. Sweet Ache
7. Hard Beat
8. Down Shift








Carissimi lettori, oggi è il momento per parlarvi di Driven, primo volume della nuova serie di K. Bromberg uscito in italia il 6 Ottobre 2016.
Sarò sincera, questo libro non mi è piaciuto per numerose ragioni, ma non posso dire che sia scritto male, semplicemente non è un libro per me quindi non lasciatevi influenzare troppo dal mio pensiero. Alcune cose, però, sono innegabili: in questo romanzo non c'è nulla di originale. Infatti, lo schema di questi romanzi erotici è sempre lo stesso: lui è sfrontato, arrogante, ricco, affascinante e non accetta rifiuti; lei è classica brava ragazza impegnata con il sociale non adatta per le storielle di una notte e via.
Questo schema ormai è una costante, lo troviamo ovunque nei romance, proprio perché effettivamente funziona. Questo, però, fa pensare che Driven sia costruito come un prodotto commerciale, e non come la creazione di qualcosa di spontaneo o di diverso.
Ciononostante, se vi piace questo genere avete trovato il libro adatto per voi!
Non rimarrete delusi dalla storia d'amore tra Rylee e Colton.
La storia è appassionante (non ci si annoia, è una certezza) e la lettura risulta scorrevole e leggera. Il romanzo è narrato in prima persona, tempo presente, ed è per questo che lo si può leggere con tranquillità, senza nemmeno sforzarsi minimamente. Io ancora stento a credere di averlo finito in così poco tempo nonostante i miei impegni universitari!
Già dalle prime pagine la situazione risulta essere bollente. Infatti, ero completamente impreparata a ciò che stava per avvenire.
Rylee, in una serata di beneficenza organizzata dalla Corporate Cares – l'associazione che investe il suo denaro nella tutela dei bambini orfani di cui si prende cura la protagonista –, rimane accidentalmente chiusa dentro uno sgabuzzino. Essendo claustrofobica a causa di un trauma subito due anni prima, incomincia a urlare aiuto dietro la porta per farsi sentire. E qui, ovviamente, Colton Donovan corre in suo soccorso, anche se in un modo del tutto inaspettato. L'alchimia tra i due si palesa immediatamente, e scoppiano subito i fuochi d'artificio. Ma, Rylee, è diversa dalle ragazze che Colton – il super ricco sexy pilota da corsa – frequenta. Talmente tanto diversa che ne è immediatamente affascinato, stregato dai suoi magnetici occhi color ametista, e scatta subito l'inseguimento alla preda nel momento in cui la protagonista lo respinge.
Farà di tutto per portarla nel suo letto, per avere il suo “premio”.
Non si parla di amore, ma di pura attrazione fisica. Colton non è un uomo a cui interessa un fidanzamento: lui vuole il sesso e niente di più. È un uomo convinto di non aver più bisogno di niente oltre a ciò che prende dalle ragazze che frequenta. Questo suo rifiuto nasce da un'infanzia travagliata e ingombrante, che lo soffocherà nel momento in cui si accorge che non può ottenere Rylee nel modo in cui lui è abituato a ottenere le cose, nel modo in cui vuole... seguendo quelle che sono le sue regole.
Rylee cercherà di imporre il suo volere inutilmente, finendo sempre per cadere nella sua trappola. La cosa che qui mi ha dato un po' fastidio è proprio l'incoerenza di Rylee, che prima dice di non essere come tutte quelle “ochette” che sbavano alla vista di Colton, ma subito dopo lo diventa lei stessa. Questo personaggio, nel romanzo, ostenta sempre un grande autocontrollo che in realtà non possiede.
Colton Donovan, con le sue parole rozze, il timbro di voce roco e sexy, e la sua presa possessiva distruggerà il suo mondo, facendola riemergere dallo stato anestetizzante in cui si trova Rylee. Difatti, la protagonista, prima dell'arrivo di Colton, non riusciva più a provare emozioni per via di un traumatico incidente che abbiamo già citato qualche rigo fa, ovvero un incidente automobilistico che ha ucciso il suo fidanzato nonché prossimo futuro marito. Questo trauma la induce a fuggire da Colton, dal cattivo ragazzo che non può portare altro che guai. E qui compare la fatina buona, la sua amica Haddie (che non ha un cognome, è messa così, a caso) che la induce a divertirsi e a lasciarsi andare tra le braccia di questo sconosciuto (ovvero Colton) che la corteggia e la vuole a tutti i costi.
Ecco, qui magari traspare un messaggio davvero grave, per come la penso io. Un trauma del genere – ovvero la morte dell'uomo che avrebbe potuto essere tuo marito e l'amore della tua vita – non si può assolutamente curare “facendo uscire la troietta che c'è in te”. Queste sono parole che la sua migliore amica le dice per incitarla al divertimento. Voglio dire, va bene lasciarsi andare, ma non è certo questo il modo di scriverlo, certamente non deve essere una “cura” per una cosa tanto grave, ma un gesto liberatorio che deve avvenire in maniera spontanea e non forzata, in modo da essere pienamente consapevole della follia che si sta compiendo. Il messaggio che si legge tra le righe è meglio evidenziarlo, per far capire al lettore che non è un comportamento da dover imitare in caso in cui una persona voglia uscire dal dispiacere, o addirittura dalla depressione in cui si ritrova, anche perché non tutti i lettori hanno l'età giusta, e spesso capita di essere influenzati da certe cose.
Ulteriore cosa che mi ha infastidita è proprio il fatto che Haddie, la sua migliore amica, avrebbe dovuto conoscere la natura di Rylee, una natura che non la spinge a compiere cose del genere, ed è un'altra ragione che mi ha fatto cadere le braccia. Ma questa mossa era strategica, infatti Rylee decide di lasciarsi andare con Colton e, subito dopo averlo fatto, si sente umiliata e abbandonata per via della reazione di Colton e dalle sua eccessiva freddezza. Dall'altra parte, Colton non si sarebbe mai aspettato di vivere un'esperienza del genere e ne è rimasto completamente terrorizzato, e la distanza tra i due aumenta e si restringe in continuazione come una molla.
Rylee, però, mantiene una coerenza nella sua incoerenza:

“Mi dico che posso fare sesso con Colton dando spazio alle emozioni. Basta che siano alimentate dall'eccitazione, dallo slancio e dalla passione, invece che dall'amore, dall'attaccamento e dalla speranza di un “di più””

Lei è consapevole del fatto di non doversi illudere, di non aspettarsi niente da lui oltre al sesso, e le sta bene così. Infatti, lei raccoglie le sue cose come da copione e va via, con il cuore in mille pezzi, lasciandolo solo con i suoi pensieri, non aspettandosi la chiamata del giorno dopo. Sa di essere solo una tacca in più nella sua lunga lista di donne. Ma le cose non vanno cose si aspetta: Colton continua a farsi sentire incessantemente, continua a chiamarla, a desiderarla, anche più di prima. L'attrazione che provano entrambi è magnetica e irresistibile. Le scene di sesso sono descritte molto bene, sono minuziose e focose, qui l'autrice ha dato sicuramente il meglio di sé, non c'è dubbio, e lo sforzo si vede. Sforzo che manca, però, per le altre cose. C'è una mancanza continua di descrizioni. Esistono solo per quanto riguarda i due personaggi principali e le loro sensazioni. La descrizione degli ambienti è elementare e spesso inesistente. Anche la caratterizzazione dei personaggi secondari e frivola e standardizzata. Alcuni personaggi sono addirittura uguali nella caratterizzazione. Questo è uno dei motivi per il quale non ho potuto godere appieno della lettura. Le ragazze al di fuori di Rylee, sono tutte descritte in maniera identica: bionde, alte, snelle, taglia 38, frivole, cattive e molto maleducate. E una domanda sorge spontanea: quindi le bionde sono stupide? Se una ragazza è bionda, alta, alla moda è per forza snob, altezzosa e piena di sé? La protagonista pensa questo, e lo induce a pensare anche al lettore, cosa assolutamente sbagliata.
Dopo varie peripezie, finalmente tra Rylee e Colton si crea una certa stabilità. I momenti tra di loro sono inaspettatamente dolci e Colton la riempie di attenzioni. A metà del libro risulta completamente diverso dall'uomo sexy e arrogante che era, e questo lo ha reso un personaggio più che altro idealizzato. Sembrerebbe quasi che Colton abbia una doppia personalità e questo non mi ha convinto. La scrittrice cerca volontariamente di attribuirgli delle caratteristiche che sono più consone a un uomo completamente diverso da lui, mi è sembrata una cosa un po' forzata (questa non è una critica, ma semplicemente il mio pensiero). Questo suo lato dolce manda in confusione Rylee, che subito si innamora di tutte le sfaccettature che Colton cerca di nascondere. Dietro a quegli intensi occhi color smeraldo si cela un uomo dal cuore grande e generoso, specialmente quando si ritrova ad interagire con i piccoli orfani che vivono nella Casa gestita dalla Corporate Cares, per il quale lui ha investito una grossa somma di denaro per la realizzazione di progetti futuri.
Rylee non riesce proprio a resistergli e a troncare con lui, vivendo con vorace passione e con un po' di pericolo il rapporto che ha con Colton. Un rapporto indefinito, pieno di ambiguità e di confusione, di parole non pronunciate, con confini ancora da delineare, ma un rapporto pieno di passione, di voglia, di prospettive, di speranze e di istanti di inaspettata dolcezza.

“Restiamo seduti così, a pochi centimetri di distanza, su una coperta di fronte al mare, fissandoci. Senza finzioni. Senza pubblico. Senza aspettative. Sto vedendo il vero Colton Donavan: l’uomo sotto la maschera, con una vulnerabilità che mi fa desiderare di avvicinarmi a lui e scacciare la sofferenza che spesso balena in quegli occhi verdi.”





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