giovedì 22 settembre 2016

Recensione: "UN BRIVIDO NELLE OSSA" di Jane Seville.






Genere: MM - Poliziesco
Editore: Triskell Edizioni
Collana: Rainbow
Pagine: 492
Prezzo: €  6,99  (ebook)
Uscita: 20 giugno 2016







Sinossi:

Dopo aver assistito a un delitto di mafia, il chirurgo Jack Francisco viene messo in custodia protettiva per tenerlo al sicuro fino al giorno in cui testimonierà. Un killer, conosciuto solo come D, viene ricattato e obbligato a uccidere Jack, ma quando lo trova, la sua seppur stanca coscienza non gli permette di uccidere un uomo innocente. I due trovano un improbabile alleato l’uno nell’altro, e ben presto si vedono costretti a dover scappare dai nemici che li attendono nell’ombra. Obbligati a collaborare per sopravvivere, sviluppano un legame che si tramuta in una passione inaspettata. Jack vede l’anima ferita dietro la freddezza distaccata di D, e D trova in Jack la persona che può aiutarlo a tornare l’uomo che era una volta. Mentre il giorno del processo si avvicina, Jack e D non solo si ritrovano a lottare per le loro vite… ma anche per il loro futuro. Un futuro insieme.




Dopo tanto tempo ho finalmente avuto tra le mani uno di quei libri che mi piacciono tanto: scritto bene, avvincente e corposo!
Le pagine sono davvero tante, ma nessuna è superflua e tutte ci raccontano di colpi di scena, tentativi di omicidio, vendette contorte che risalgono alla notte dei tempi e killer più o meno improbabili che si mescolano alla gente comune e di cui non sospetteremmo mai.
La trama è molto complessa e ricca di personaggi intriganti.
I protagonisti principali sono Jack, un giovane e talentuoso chirurgo maxillo facciale con la sfortuna di trovarsi nel momento sbagliato nel posto sbagliato e finisce così per assistere ad un brutale omicidio, e D , il killer incaricato di mettere fine alla sua vita per impedirgli di testimoniare in tribunale.
Jack è il classico bravo ragazzo, onesto, un medico scrupoloso e di talento, che sta rinunciando alla propria vita e carriera per testimoniare contro un potente boss del narcotraffico. Sa che è la cosa giusta da fare, punto. Un personaggio molto bello, sempre fedele ai suoi principi, che subirà il fascino pericoloso di D, ma non cederà mai alla violenza, anzi cercherà di salvare l'anima di D anche a costo della sua vita.
D è un killer molto particolare: uccide solo chi se lo merita davvero e si permette quindi di rifiutare tutti i contratti che non lo aggradano, come quelli che riguardano persone innocenti, bambini e testimoni oculari di omicidio.
È un uomo che ormai non esiste più, senza famiglia, senza passato, che vive nell'ombra dell'uomo che era un tempo e che ha chiuso in una camera blindata della sua mente tutti i ricordi del passato per riuscire a sopravvivere. E lui si limita a sopravvivere, non a vivere.
Il libro è scritto in terza persona, ma nel corso della vicenda le coscienze di D e Jack spesso prendono il sopravvento sulla narrazione e giungono quindi al lettore i loro pensieri intimi, i sentimenti che cominciano a provare l'uno per l'altro e, soprattutto, la lotta interiore di D tra l'uomo che era in passato e il killer che è ora, con tutti i suoi ricordi sepolti:

Fallo e basta. Fallo, cazzo. Puoi sopportarlo. Ma non puoi vivere con ciò che accadrà se non lo farai, e non c’è bisogno di farti un disegnino. Ci vuole solo un secondo. Due spari. Chiudi gli occhi mentre lui ti osserva come se stesse guardandoti attraverso le ossa. Stronzo, perché continua a fissarmi in quel modo? La maggior parte delle persone distoglie lo sguardo. Guarda il pavimento, il soffitto, le loro stesse mani, in qualsiasi direzione all’infuori di me.
Sono gli occhi dannatamente più grandi che abbia mai visto in un uomo, più blu del cielo giù a Bryce Canyon. Grandi a sufficienza da contenere tutta la sua vita così che io la possa vedere, la vita che loro vogliono che io gli tolga, la vita che dovrò stare qui a vedere andarsene. Stupidi figli di puttana che uccidono uno dei loro e poi mi costringono a far piazza pulita per loro come se mi avessero marchiato...
..Chiuse gli occhi e immaginò la sua camera blindata. La camera blindata era sua amica e lui l’aveva costruita una lastra dopo l’altra, una saldatura per volta, fino a che era diventata impenetrabile e impermeabile. All’interno c’era tutto quanto non gli apparteneva più, le cose che gli avevano portato via e quelle che aveva allontanato per sopravvivere. La maggior parte di ciò che lo aveva reso umano era in quella camera, ma in quei giorni la porta pareva essersi aperta, e
riusciva a percepire delle folate fuggire, ombre che erano sempre state rinchiuse al sicuro all’interno. Dovrei mettere Jack in quella camera blindata, pensò. Prima che diventi troppo grande per adattarvisi e che io debba costruire una fortezza per trattenerlo...”

Sono sempre stata attirata dai personaggi tormentati e complessi come D, sono i miei preferiti, ma anche Jack è molto intrigante nella sua onesta e purezza, e fisicamente è il bello della coppia. In D, però, c'è talmente tanto da scoprire che è inevitabile prendersi una sbandata per lui:

«C’è oscurità attorno a me, Jack. Qualche volta è come se non riuscissi a vedere nient’altro.»...
...Jack vide qualcosa di vulnerabile e scoperto nella sua espressione, reso libero dai farmaci. La sua durezza se n’era andata e lui riusciva a scorgere il bambino, il padre e il marito che era stato un tempo. Il giovane soldato, il padre di famiglia speranzoso, e quasi gli spezzò il cuore vedere quell’uomo sepolto così profondamente in quello che D era adesso, un uomo che chiaramente detestava ma da cui non riusciva a scappare. I suoi occhi erano grandi e lucidi. «Non riesco a ricordare come sono le cose senza l’oscurità,» disse, la voce rauca e incerta.”

La parte suspense e la parte romantica sono amalgamate alla perfezione e sempre in crescendo.
Le scene di sesso sono forti, maschie, hot e non sdolcinate. Ci sono anche momenti dolci tra i due, ma fuori dalle lenzuola, come a separare la parte istintiva da quella razionale.
Una storia che consiglio vivamente agli amanti del suspense e che, a dispetto della sua lunghezza, non è auto- conclusiva (ho scoperto che l'autrice è al lavoro sul seguito).











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