mercoledì 12 ottobre 2016

Recensione: "IL RESTO È OSSIGENO" di Valentina Stella.







Genere: Narrativa contemporanea
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 222
Prezzo: € 17,90 (cartaceo) - € 9,99 (ebook)
Uscita: 5 aprile 2016








Sinossi:

Chissà perché non sono mai scenari speciali o battute da film ad accompagnare i momenti che ci segneranno per sempre; chissà perché spesso le decisioni più importanti restano impigliate a date che non abbiamo scelto, luoghi in cui ci siamo trovati per caso, gesti che non ci rendono eroi.
Arturo cammina da giorni per le strade della sua città, Torino, in cerca di qualcosa che non sa cosa sia. Si è strappato di dosso la sua vita durante una pausa pranzo qualunque, in un giorno qualunque, scappando da sua moglie – Sara – e dalla loro bambina con un sms. Travolto da una crisi improvvisa cui non sa dare un senso. Sara attende l'arrivo della disperazione. Prova a capire come abbiano fatto a infrangersi i suoi sogni e i suoi progetti. Prova a rivivere tutta la storia con Arturo, riguardando foto e rileggendo lettere. Ma si accorge che il suo cuore è calmo, come se la tristezza fosse solo stupore. Come se avesse sempre saputo tutto, ma non avesse mai voluto ammetterlo.
Sara e Arturo: sono serviti undici anni per costruire una vita insieme; è bastato un istante fatto di poche parole per mandarla in mille pezzi. Ora, nell'arco di un mese o poco più, avranno modo di guardare in faccia i propri sentimenti e le proprie illusioni. 
Di rivedersi ventenni, quando tutto era possibile, e di ritrovarsi ancora affamati di felicità a quarant'anni, con la paura di aver sbagliato tutto e il desiderio di cambiare tutto. E, allora, chissà seavranno il coraggio di diventare grandi: capire cosa non vogliono più, cosa desiderano ancora... e con chi.






Questo romanzo è piuttosto complicato da leggere, nel senso che è talmente realistico che non è escluso iniziare a provare dell’ansia pura. Il protagonista maschile è Arturo, un uomo sulla soglia dei quaranta anni, che decide di strapparsi di dosso la sua vita durante una pausa pranzo qualunque, scappando da sua moglie Sara e dalla loro bambina con un semplice sms di commiato. La causa di questo suo “ travaglio interiore” non è facilmente definibile, se non forse attraverso una crisi intima cui lui stesso non sa dare un senso preciso (e alla fine, nemmeno io come lettrice ho saputo darvi una risposta).
Quello che mi ha lasciato del tutto sconcertata è il comportamento di Sara, dopo anni trascorsi insieme; la donna reagisce all’abbandono come se nulla fosse, quasi avesse sempre saputo tutto, ma dentro di sé non abbia mai avuto il coraggio di ammetterlo.
Sara non può far altro che attendere l’arrivo della disperazione (che però, non arriverà mai davvero a mio parere); provando a capire come abbiano fatto a infrangersi i suoi, i loro sogni, e i tanti progetti creati insieme. Ancora entrambi affannati a quaranta anni, con la paura di avere sbagliato tutto e il desiderio di cambiare ogni cosa.
Per l’intero romanzo, come donna, mi sono sentita vicina a Sara, mi sono chiesta come avrei potuto reagire all’abbandono dell’uomo con cui ho costruito tanto. Mi ha molto stupito questa sua apatia (io avrei pianto per giorni interi), lei invece sembra essere sotto ipnosi, e riesce comunque a ottemperare a tutti i suoi doveri quotidiani (salvo, forse, sentirsi morire dentro al sol pensiero di giustificare alla piccola l’abbandono improvviso del padre).
Arturo dal canto suo, vi permetterà di compiere un viaggio nella sua mente, passando attraverso diversi stadi, da quello della “confusione totale” su quale sia la scelta giusta da fare, all’insonnia, fino alle allucinazioni (forse frutto del senso di colpa, a parer mio) come quella della bimba col cappuccio rosso intravista nel bosco.
Il fatto che lui se ne sia andato in questo modo lascia nella mente del lettore la morale secondo cui la nostra vita è solo questione di sopravvivenza: nasciamo tutti con un antidoto al dolore, nascosto da qualche parte, in fondo all’anima. Lo si desume, secondo me, dal fatto che la stessa Sara non vuole pensare che la fine del suo matrimonio sia stata solo un fallimento.
Da ammirare il tentativo della donna di procedere comunque nella propria esistenza, passando per l’attuazione di nuovi rituali; tra cui il fatto di tenere nuovamente un diario su cui scrivere quanto compiuto quotidianamente.
Dov’è finita tutta la polvere dei sogni che facevo, e che facevamo insieme?”
Un libro che è una cronaca precisa, e spesso oggigiorno molto realistica, di come possano evolversi alcuni rapporti d’amore quando si arriva al capolinea, magari con l’incombenza di un terzo personaggio.
Una lettura non semplice (per chi è sposato, convive o più semplicemente vive in una relazione stabile, già da parecchio tempo), ma che fa riflettere. Permette di comprendere quali possano essere gli errori compiuti, e che possono trovare correzione prima che all’amore possa essere messa la parola fine.













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