domenica 26 marzo 2017

Recensione: "IL RUMORE DELLE COSE CHE INIZIANO" di Evita Greco.


Genere: Narrativa contemporanea
Editore: Rizzoli
Pagine: 328
Prezzo: € 18,00 (cartaceo)
Uscita:  2 febbraio 2017






Sinossi:

Cosa faresti se la tua bambina avesse paura di andare a scuola? Cosa le diresti per convincerla a farsi coraggio? Per la sua nipotina Ada, Teresa inventa un gioco: ogni volta che una cosa bella sembra finire, bisogna aguzzare le orecchie e prestare attenzione ai rumori. Solo così si possono riconoscere quelli delle cose che iniziano. Alcuni sono semplici e hanno dentro una magia speciale: un'orchestra che accorda gli strumenti, il vento in primavera, il tintinnio delle tazze riempite di caffè ... Ma nella vita non sempre sappiamo riconoscere le cose belle. Quando perdiamo fiducia in noi stessi, quando qualcuno ci tradisce, o ci dice addio, sembra che nulla possa davvero iniziare. Ada ci pensa spesso, ora che nonna Teresa è ammalata. Nei corridoi dell'ospedale la paura di restare sola è così forte da toglierle il respiro, ma bastano due persone per ricordarle che si può ancora sorridere: Giulia, un'infermiera tutta d'un pezzo, e Matteo, che le regala margherite e la sorprende con una passione imprevista. Perché è proprio quando il mondo sembra voltarti le spalle che devi ascoltarne i rumori, e farti trovare pronta. Guardati intorno, allunga la strada, sbaglia a cuor leggero e ridi più spesso che puoi. Ogni volta che qualcosa finisce, da qualche parte ce n'è un'altra che inizia.




Ho scoperto questo libro per caso in biblioteca e fin dall’inizio ne sono rimasta rapita. Il rapporto tra Ada e sua nonna è invidiabile. La capacità della giovane di ascoltare i rumori che meritano attenzione, vale a dire quelli delle cose che iniziano, mi ha colpito e fatto innamorare di questo personaggio fin dalla prima riga. É stata sua nonna Teresa a insegnarle a riconoscere lo stupore degli inizi.
Da allora Ada aveva sempre avuto pazienza e per distinguere le cose che finiscono da quelle che iniziano aveva imparato appunto a stare attenta. Aveva capito che le cose quando finiscono lo fanno in silenzio, mentre quelle che iniziano fanno un rumore bellissimo.
Questo romanzo è la storia di un legame speciale, quello tra una giovane e la sua nonna, unica, vera colonna portante della sua esistenza, colei che le trasmetterà gli insegnamenti fondamentali per continuare a vivere, anche in seguito a una delle perdite più terribili.
Nonna Teresa dice sempre che gli uomini non vanno chiamati e bisogna aspettare che chiamino loro.”
Un messaggio molto toccante che ho “scovato” tra le pagine di questo libro è quello secondo cui occorre sempre chiedersi se il momento in cui iniziamo a preoccuparci di qualcuno che fino a quell’istante si è preoccupato di noi sia il momento esatto in cui “realmente” cominciamo a crescere come persone.
Quel momento, che arriva inesorabile nella vita di ognuno di noi, in cui non c’è più nessuno pronto ad “afferrarti quando rischi di cadere”.
Un romanzo toccante e delicato, sulla crescita di una donna e l’importanza delle tracce che certe persone (proprio come la nonna di Ada) lasciano nella nostra esistenza. Da non perdere.
Ma io ti prego di avere fiducia. Le cose brutte passano piccina mia. Trovano un senso, trovano un posto. Tu sei fatta delle cose belle, Ada. Non delle cose brutte.”
Una piccola chicca: ho letto che l’autrice ha scritto questo romanzo (il suo primo) per combattere la dislessia. Obiettivo meravigliosamente raggiunto.








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