venerdì 9 giugno 2017

Recensione: "L'ULTIMO ABELE: STORIA DI UNA OSSESSIONE" di Massimo Della Penna.





Genere: Narrativa contemporanea
Editore: Self Publishing
Pagine: 276
Prezzo: € 0,99 (ebook); € 13,52
Uscita: 20 novembre 2015







Sinossi:

Non vedrò mai questo libro. Verrà dato alle stampe dopo che avrò reso l'anima a Dio. Ormai ci siamo quasi. Non sarò io a raccontarvi la mia storia, ma l'unico grande amore della mia vita. L'ha già scritta e io l'ho già letta. È la tragedia in tre atti di un avvocato emigrato e di un bieco tradimento, che non meritavamo. È la storia di un Caino celato dietro un nome innocente quanto Abele. È una storia di redenzione ed espiazione, di un'autentica ossessione consumata al buio degli anni. Ma non lasciatevi ingannare. Non credete a una parola. Non credete ai vostri occhi. Perché niente è come sembra. Niente.


Ho terminato ieri L'ultimo Abele: storia di un'ossessione. Non sono riuscita a mettermi al PC fino a ora e francamente non so bene cosa ne verrà fuori.
Questo libro è senza genere, pur raggruppandone alcuni, straordinario nella sua complessa semplicità.
Non so se potrò definire questa una recensione, la considero più che altro una sfida, la più difficile fino ad ora. Chi ha già letto di Abele certamente mi capirà, mentre chi non lo ha nemmeno aperto lo scoprirà presto.
Direi di iniziare dalle cose semplici: non è un libro per tutti, anche se tutti dovrebbero leggerlo. Mi spiego meglio. Non è di semplice lettura, né di semplice comprensione, ma avrete tutte le risposte alla fine, i dubbi chiariti e il grande regalo di un insegnamento profondo e veritiero.
Chiuso il libro vi ritroverete meditabondi e per alcuni di voi, le lacrime accompagneranno i pensieri.
Un'altra cosa geniale è la divisione dei capitoli. Fidatevi, ha un senso, anche se a vederla così non si direbbe: sfilze di numeri e poi numeri in lettere (nulla è mai casuale), che si alternano a dettare il nome del capitolo. La motivazione spiazza e non poco, ma è fantastica.

Della Penna mi hai fatto ridere, piangere e sorprendere. La stessa sorpresa che hanno avuto i Troiani quando si sono resi conto che quel magnifico cavallo altro non era che un pacchetto regalo di pessimo gusto. Ha usato le parole come se giocasse a scacchi e, ogni qualvolta pensavo di poter fargli scacco, mi ha depistato, facendomi perdere nel fluire passionale di eventi e circostanze che mai avrei pensato avessero tanto senso.
Non vi descrivo i personaggi, non potrei mai rovinare la sorpresa e lo sgomento quando capirete che nulla è come sembra. 

Il tema principale del libro è l'amore, anche se sembra essere il lavoro, quello di un giovane avvocato in carriera.

Vorrei dirti t’amo, se non temessi di sciuparla questa espressione, se non volessi tenerla in serbo per quando, sull’altra sponda del tempo, due ragazzi, animati dalle nostre stesse passioni, ma senza passato, senza timori né tumori, s'incroceranno per caso, nella vita, a metà strada tra il cielo e il mare, proprio lì, dove batte l’orizzonte. Vorrei dirti tante altre cose, ora che quella riga sta per esser risucchiata via oltreoceano. Ma taccio, e faccio parlare il tuo adorato Puškin:
Passarono gli anni Il ribelle impeto delle tempeste
disperse i sogni di una volta
e io dimenticai la tua tenera voce
i tuoi tratti celestiali.
Tragicamente esilaranti alcuni capitoli sui quali mi sono soffermata maggiormente perché quell'umorismo era davvero spietato nella sua veridicità.
Una scrittura ricercata e a tratti ostica, soprattutto nelle parti che riguardano le trattative legali. Eppure anch'esse hanno il loro ruolo fondamentale, non solo per lo svolgersi della narrazione, ma perché distolgono l'attenzione del lettore. Molte volte le cose più ovvie e banali non vengono notate ed è quello che accade ne L'ultimo Abele, dove nulla è celato al lettore, che è inesorabilmente impegnato a scovare l'inequivocabile indizio per riuscire a intuire il finale, non riconoscendo tutte le briciole di pane che l'autore ha lasciato appositamente come esca (ben sapendo che non sarebbero state colte).

Tuttavia, alla fine il grande quadro viene terminato e in fondo al tuo animo qualcosa cambia, ti cambia. Capisci che è tutto sbagliato e che un nome non definisce chi sei. Quando giudichi qualcuno che giudica ti ergi tu stesso a giudice ed è questo il consiglio che voglio dare. Leggete questa storia con la mente aperta ed il cuore rilassato. Non vi deluderà!
Anzi, vi assicuro che non basterà una volta, ci vorranno almeno due letture. Una per sorprendervi e una per comprendere più a fondo quel meraviglioso messaggio di vita che racchiude tra le sue pagine.

Perché alla fine è l'amore il vero fulcro attorno al quale la narrazione gira, anche senza un palese o dissimulato romanticismo, anche senza sesso passionale e sfrenato, perché l'amore è amore, a dispetto di tutto e tutti:

L'amore, in tutte le sue forme, è davvero una bizzarra esperienza. L'acquisiamo non tramite i sensi, ma a dispetto dei sensi, talvolta proprio distorcendoli, i sensi. È che il cervello è solo un alunno del cuore: e gli occhi, la bocca, le nari, i suoi banchi di scuola.




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